Piogge intense, fiumi che esondano e mostrano un incredibile colpo d’occhio. Una portata insolita, a tratti inquietante. Eppure molti bacini isolani non sprizzano salute, dopo tre giornate “infernali” e caratterizzate dall’allerta rossa. Tutt’altro. È il paradosso del ciclone Harry: tra dighe che scaricano a mare in via precauzionale, come Maccheronis, e bacini semivuoti come il “terzetto” Cuga-Temo-Biddighinzu. L’Isola non scaccia le sue paure, l’emergenza idrica resta sempre lì: una costante per cittadini e campagne. L’acqua invasata nelle dighe sarde, al momento, supera di poco il 50 per cento.
Doppio volto
Devastazioni a parte, sul fronte riempimento dei bacini la Sardegna va a due velocità. Da una parte la diga del Flumendosa, con la sua crescita vorticosa e una capienza massima quasi raggiunta (240 milioni di metri cubi d’acqua, a oggi). Dall’altra, però, la Nurra mostra ancora tutte le sue difficoltà, con quell’allarmante 30 per cento di acqua invasata nei tre bacini di riferimento. Sì, stando ai dati degli invasi che alimentano una bella porzione del Sassarese, tra campagne e grossi centri come Alghero e Sassari, la situazione complessiva è la seguente: la portata attuale è di appena 32 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua. Nello specifico: il Temo sfiora i 24 milioni di metri cubi, il Bidighinzu non arriva a 3, mentre il Cuga si trova a quota 5 milioni e mezzo. E se si considera che una trentina di milioni vengono di solito destinati e messi al sicuro per la gestione dell’idropotabile, è facile comprendere come per agricoltura e pastorizia sia notte fonda. «In questi giorni siamo stati tagliati fuori, da noi al Nord è piovuto pochissimo», affermano dall’Associazione Consorzi di gestione e tutela acque irrigue. Insomma, dai tre invasi ravvicinati, e che potrebbero contenere circa 100 milioni di metri cubi d’acqua, arrivano solo note stonate e pochissime rassicurazioni.
Lo scenario non cambia, con le dovute proporzioni, nell’Oristanese, dove per ora sull’Omodeo il livello non è cresciuto. Tra la scorsa settimana e ieri poche differenze.
Centro Sardegna
La chiacchierata diga Maccheronis, nelle campagne di Torpè, in queste ore continua a dare il peggio di sé, almeno stando alle preoccupazioni che arrivano dai sindaci del territorio e dai cittadini. «Dall’invaso stanno scaricando circa 450 metri cubi d’acqua al secondo», confessa il primo cittadino di Posada, Salvatore Ruiu. Tutto si lega al “piano di laminazione”. Ovvero, nessuna voglia di sprecare ma solo un approccio precauzionale anche alla luce dei lavori di rialzo non ancora terminati. Tuttavia, stupisce il dato attuale alla voce “volume”: poco meno di 12 milioni di metri cubi. Un paradosso enorme, sversamenti alla mano, e con una portata massima autorizzata di circa 23 milioni. Diga torpeina ma non solo. Nel Nuorese le attenzioni sono pure per Pedra ‘e Othoni e per la sorgente olianese di Su Gologone. L’invaso dorgalese, che alimenta campagne e diversi centri della Baronia, ha raggiunto la sua capienza massima, spinta dal fiume Cedrino. I milioni di metri cubi d’acqua invasati sono quasi 19. Al tempo stesso, però, non si può negare l’apporto dalla sorgente di Su Gologone. Il monumento naturale, e simbolo di Oliena, in queste ore sfoggia tutta la sua potenza. La piena è impressionante, attira diversi visitatori. Il geologo Francesco Murgia, studioso e conoscitore del sistema carsico, sentenzia: «Su Gologone sta scaricando almeno 12 metri cubi d’acqua al secondo, ma è solo una minima parte. Se consideriamo l’intero “sistema”, infatti, siamo molto oltre i 50. Quindi, occorre sommare Sa Oche, Mussintomasu e la Grotta del guano».
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