Strade e case allagate, stabilimenti devastati, chioschi danneggiati e danni milionari. La furia del ciclone Harry si è abbattuta sul Poetto e, mentre l’allerta inizia a scendere, con la conta dei danni parte un altro capitolo: quello della risistemazione. Non solo della spiaggia, sommersa dalle onde, ma di tutto il quartiere.
Parte del lungomare Poetto è stata travolta dall’acqua ed è stata recintata in più punti. Ma ci sono strade messe molto peggio: via Stromboli, via Isole Tremiti, via Lampedusa e via Lipari sono state completamente inghiottite, enormi pozzanghere in via Ausonia, comunque transitabile, parte di via Vulcano e di via dell’Ippodromo, chiusa alla curva. Alcune cassette elettriche sono state sommerse e dei tombini sono saltati: per dare la portata, dal mare l’acqua è arrivata a sfiorare via Lungo Saline.
Gli stabilimenti
«In 40 anni di attività non avevo mai visto qualcosa del genere: molto peggio del 2002 e del 2019», il grido d’allarme di Gilberto Picasso, direttore del D’Aquila. Lo stabilimento è inagibile: la celebre rotondina è stata distrutta, così come infissi, specchi, vetri e porte, con tonnellate di sabbia finite nelle cabine. «I danni sono evidenti, tutti si renderanno conto di quanto è successo. Non solo qui: in tutto il Poetto. Chi di dovere si muova subito, ogni giorno perso è tardi».
A pochi metri di distanza, al Lido, Angelo Cerina aggiunge: «È stato un piccolo tsunami, altro che una mareggiata», fa presente. «Abbiamo già chiesto al demanio i sopralluoghi, ora che il mare si sta ritirando ci consentirà di valutare i danni. Bar, ristorante e discoteca hanno retto, ma l’acqua e tonnellate di sabbia hanno raggiunto cabine sotto il tunnel».
Ieri mattina, il sindaco Massimo Zedda ha visitato alcune strutture del Poetto: «L’amministrazione è al fianco della Regione nella richiesta al Governo di misure di sostegno anche per i privati che hanno subìto danni», afferma. Controlli e interventi del Comune proseguiranno nei prossimi giorni. «Ringraziamo il sindaco per la sensibilità, così come la consigliera Stefania Loi», dice Cerina. «Il Poetto è il polmone del turismo: senza barriere amovibili nel periodo invernale si rischierà ancora, anche con eventi meno eccezionali».
I chioschi
Almeno 20 le attività travolte, fra bar, ristoranti, chioschi e stabilimenti: un dramma completo per gestori e lavoratori. I meno colpiti si sono ritrovati con acqua, sabbia e detriti all’interno dei locali, gli altri hanno dovuto fare i conti con danni che saranno quantificati nelle prossime ore: si parla già di decine di migliaia di euro (minimo) ad attività, ma la stima andrà aggiornata.
«È assurdo che, nonostante tutto, la zona finisca allagata», tuona Luciano Spiga del chiosco Oasi. «Da noi ci sarà da pulire tanto: le sezioni più esterne hanno avuto danni alla struttura, quella principale col bar per fortuna no. Servirebbero palafitte più alte, così come un manto stradale che vada a drenare le inondazioni e degli scarichi fognari puliti».
Nonostante l’allerta rossa presente anche ieri, non sono mancati però i coraggiosi che hanno affrontato le mareggiate con la tavola da surf. Mentre, in spiaggia, molti curiosi si sono fermati a osservare le onde altissime e i resti evidenti del passaggio del ciclone. E, quasi sulla strada, i gatti delle varie colonie feline del Poetto sono fortunatamente salvi.
Marina Piccola
L’immagine del pontile distrutto dall’acqua è la più evidente dei danni a Marina Piccola, ma l’intera area ha fortemente risentito di quanto avvenuto da lunedì. Foglie, rami, travi, gomme, pedane, reti e altri detriti: tutto è stato trasportato dal mare alla terraferma. Intorno, ombrelloni divelti e sedie ribaltate completano un quadro drammatico, con le onde altissime che si sono appropriate della passeggiata.
«Stimiamo danni fra 80 e 150mila euro», il primo bilancio del proprietario Gianni Onorato. «Il pontile è scomparso, in quelli dentro il porticciolo si sono rotte le catene che li reggono. Nel molo di sovraflutto, le onde erano così alte che scavalcavano la rete. E abbiamo segnalato dei pescatori abusivi alla Capitaneria».
Dei diportisti si sono alternati giorno e notte, nel porticciolo, per evitare che le barche (tenute fra di loro con delle corde) venissero portate via dalle onde. «La ringhiera della mia barca è stata danneggiata dall’acqua: il mare era troppo forte, il pontile è mezzo rovinato», fa notare Onorio Petrini.
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