Comune.

«Consiglieri, serve un codice etico» 

Connessi all’Aula da remoto, mozione di Irene Melis richiama al decoro 

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Il dibattito politico si accende su un punto che va oltre le forme: il senso stesso della dignità delle istituzioni e il modo in cui chi le rappresenta esercita il proprio ruolo. Ad alimentare la discussione a Nuoro, l’ultimo Consiglio comunale con collegamenti da remoto ritenuti da più parti “non consoni”, la presenza di profili anonimi nelle connessioni online e la segnalazione della consigliera Buffoni di offese da un profilo fake, che ha alimentato il confronto sulla necessità di regole più chiare e stringenti per garantire trasparenza, riconoscibilità e decoro nelle sedi istituzionali. In questo clima arriva la mozione della consigliera di maggioranza Irene Melis, che propone l’adozione di un Codice Etico per i politici nuoresi. Un’iniziativa per dare un significato di “presenza” istituzionale nell’era della partecipazione da remoto, tra esigenze di accessibilità e necessità di garantire serietà, identificazione e corretto svolgimento dei lavori.

Il nodo del decoro

La proposta si fonda su un principio chiaro: il rispetto delle regole non può essere ridotto alla sola legalità formale. Richiama gli articoli 54 e 97 della Costituzione, insistendo sul dovere di disciplina e onore, trasparenza e buon andamento della PA. Al centro l’idea che l’amministratore debba mantenere standard più elevati rispetto al semplice rispetto delle norme, assumendo comportamenti improntati a «integrità, sobrietà e responsabilità, anche nella sfera comunicativa e nei rapporti tra colleghi». Un codice etico che interviene sulla vita istituzionale: conflitti di interesse, trasparenza, rapporti con i cittadini, rifiuto di clientelismi e attenzione al linguaggio politico. Ma soprattutto sulla condotta degli amministratori dentro e fuori le sedi istituzionali, compreso l’uso dei social network e degli strumenti di comunicazione digitale. Il principio guida «il rispetto reciproco e della tutela dell’immagine delle istituzioni, con il rifiuto di linguaggi aggressivi, discriminatori o lesivi». Si parla dell’utilizzo di un abbigliamento consono, di non usare comunicazione (anche social) per offendere, avere una condotta moralmente rigorosa e decorosa, evitare comportamenti indecorosi, uso di droghe, dentro e fuori le istituzioni per non compromettere l’immagine pubblica.

Fragilità del sistema

Le criticità emerse nell’ultimo Consiglio hanno riportato al centro il tema delle regole sulla partecipazione da remoto. Nel confronto, l’esperienza dell’ex consigliera Maria Boi, che in era Covid partecipò collegandosi da Dubai per «gravi motivi personali e familiari» precisa. Ricordando poi come nacque l’opportunità, quando l’ex consigliere Michele Siotto, pur di approvare quel regolamento rimase collegato dall’ospedale, per poter continuare a dare il proprio contributo anche negli ultimi mesi della sua vita. Una testimonianza che viene riportata come esempio di dedizione estrema alla funzione pubblica. Un esempio di etica e rispetto del ruolo istituzionale. Quello che nel Codice la Melis ricorda ai suoi colleghi.

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