Liberazione

Cagliari, la piazza è dei giovani: «Noi contro l’industria delle armi» 

Migliaia in corteo, Massimo Zedda: «Mai dare per scontati i diritti» 

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I giovani ci sono, al corteo di Cagliari. Gli anziani pure. Idem le donne e gli uomini di mezza età. Anche in questo 25 aprile l'intero arco demografico risulta completo. Come se il ripasso sulle presenze per fasce d'età fosse - e in alcuna misura lo è - la cartina di tornasole per misurare da vicino lo stato di salute della nostra democrazia. La capacità collettiva di incamerare, attraverso le generazioni, il valore storico e sociale dell'antifascismo.

Le celebrazioni

Cagliari, in questo, ci tiene a esercitare il proprio ruolo di capoluogo sardo, riferimento per le buone pratiche di civiltà, come le celebrazioni della Liberazione. Ovvero, l'omaggio alla Resistenza che nel 1945, con la fine del Secondo conflitto mondiale, da lì a tre anni portava a compimento il sogno partigiano dell'Italia repubblica. Ecco: anche ieri la piazza si è fatta testimone di questa eredità. Massimo Zedda, più spesso casual, il 25 Aprile lo festeggia con abito, camicia bianca e fascia tricolore. «Siamo qui – dice il sindaco di Cagliari – non solo per tenere viva la memoria storica sul nazifascismo sconfitto, ma anche per continuare a coltivare diritti e libertà. Che non sono categorie di pensiero compiute né traguardi da apprezzare nella loro definitezza. Piuttosto gli uni e l'altra hanno bisogno di essere rafforzati nel quotidiano».

La corona

In via Sonnino, la prima tappa del 25 Aprile: davanti al Monumento dei Caduti nel Parco delle rimembranze si ricordano i sardi morti nella Grande guerra. La corona d'alloro l'ha deposta il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini. Oltre Zedda, c'erano la prefetta Paola Dessì, la questora Rosanna Lavezzaro e l’assessora ai Trasporti, Barbara Manca, in rappresentanza della Regione. Ancora: il comandante della Legione Carabinieri Sardegna, il generale Francesco Rizzo, e l’ammiraglio di divisione, Enrico Pacioni. Ha partecipato anche l’Anpi dei partigiani e delle partigiane. «Parlare oggi di Liberazione, dopo ottantuno anni, è purtroppo ancora attuale – ha detto Comandini –: credevamo di aver costruito un mondo di pace dopo gli anni bui del Primo e Secondo conflitto mondiale. Invece, a poca distanza da Cagliari si sganciano bombe contro popoli inermi per conquistare qualche chilometro di terra. Fa bene la Sardegna a ricordare la Resistenza. Quei valori sono ancora forti, è giusto farli nel quotidiano: guerra e nazifascismo sono ripudiati dalle nostre menti e dai nostri cuori».

Le tappe

In piazza Lussu, il giardino spartitraffico tra i viali Bonaria e Diaz, c’è la seconda fermata del 25 Aprile cagliaritano. Il fondatore del Partito sardo d’azione, scrittore (suo “Un anno sull’altipiano”), politico e militare viene ricordato in una foto con sua moglie, la partigiana Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, anche lei autrice di libri, diventata poi Joyce Lussu. Su un cartello il grazie della città ai due e «a tutti gli uomini e a tutte le donne della Resistenza». Il corteo è lungo ma i cori non sono troppi. Anche Bella ciao, l’inno della Liberazione, suonata all’inizio e alla fine della Banda musicale San Giuseppe di Pirri, ieri era più musicata che cantata. In piazza del Carmine la fine del corteo, dove sul palco si sono alternati soprattutto i giovani. Universitari e non. Militanti e antifascisti. Nel mirino «l’industria delle armi e la lotta all’imperialismo: la politica della sopraffazione non può e non deve prevalere sulla ragione». Al sole “sfreddato” dalla brezza le bandiere della pace sembrano meno del solito. Non mancano quelle della Cgil. La polizia dice che è stato un 25 Aprile da duemila partecipanti; il doppio per gli organizzatori.

Le voci

Claudia, 44 anni, con marito, tre bambini e un passeggino, non ha dubbi: «Siamo qui perché quella del 25 Aprile è la piazza più bella che esiste. È giusto che loro – dice riferendosi ai figli – acquisiscano consapevolezza sull’importanza della Resistenza». I Pro Pal, con uno striscione quasi alla testa del corteo, gridano contro «il genocidio a Gaza». Nel lato più vicino a via Crispi, in una sorta di angolo rosso più degli altri, le bandiere di Potere al popolo. Sui tamburi si rulla per mezz’ora di fila. Qualcuno ha portato anche i colori dell’Iran. Alessandra Todde, invece, ha scelto la “sua” Nuoro per la Liberazione, dove ha citato indirettamente il voto di marzo sulla riforma della giustizia (persa dal centrodestra): «Un filo rosso – ha detto la governatrice – ci lega, dal 25 aprile di ottantuno anni fa ad oggi: è la difesa della democrazia. Ce l'hanno dimostrato i ragazzi ultimamente, quando si sono resi conto che la difesa della Costituzione è una cosa importante».

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