Coltivava l’idea già lo scorso anno, appena diventato l’allenatore del Cagliari. «Giocando un po’ più avanzato, Adopo può sfruttare meglio le sue qualità offensive», aveva detto Fabio Pisacane in una delle prime conferenze stampa quando ancora il centrocampo rossoblù stava prendendo forma e il giocatore francese iniziando a metabolizzare concetti nuovi rispetto alla gestione Nicola. Un primo step c’è stato, l’ex Torino si è ritrovato spesso e volentieri a ridosso dell’area avversaria, con o senza palla. Ma la vera svolta per lui si è consumata in questa stagione, con l’avanzamento sino alla trequarti e la tendenza a spostarsi a destra, in continua sovrapposizione con i compagni di binario. Così è nato il cross che ha portato al vantaggio di Mendy sabato a Bergamo, e tante altre situazioni favorevoli che hanno caratterizzato questo avvio di campionato per i rossoblù.
Quantità e qualità
C’è la mano di Pisacane, insomma, così come c’è stata per la metamorfosi di Deiola, e prima ancora di Gaetano. Ma c’è soprattutto la crescita di Adopo che, alla terza stagione in rossoblù, e di conseguenza la terza da protagonista nel calcio che conta, sembra aver raggiunto quella maturità tecnica e mentale che lo spinge ad andare oltre e prendersi responsabilità che prima - magari - lo condizionavano o frenavano addirittura. Uomo ovunque, di quantità e qualità allo stesso tempo. Con uno spirito di sacrificio encomiabile e la porta nel mirino (se il difensore dell’Inter non avesse respinto sulla linea la sua sventola dal limite dell’area allo scadere sarebbe venuto giu l’intero quartiere di Sant’Elia e oggi il Cagliari sarebbe secondo in classifica).
Come una rivincita
Un avvio di stagione in crescendo sino alla trasferta bergamasca, una partita monstre. Non una partita come le altre per il centrocampista che il Cagliari prese proprio dall’Atalanta due estati fa per poi riscattarlo a fine stagione a soli 4 milioni (oggi ne vale almeno il triplo). Se da una parte era contento di poter proseguire con continuità il percorso nell’Isola, dall’altra si è sentito quasi scaricato dalla Dea (che a sua volta lo aveva acquistato dal Torino). E se voleva farsi rimpiangere dai suoi vecchi dirigenti, ci è riuscito alla grande quattro giorni fa.
Oggetto dei desideri
A 26 anni, dunque, la piena maturazione. Nel mirino di diverse squadre già dalla passata stagione, non solo in Italia. È stato a un passo dal trasferimento al Bologna, decisivo in questo caso - probabilmente - l’aut aut di Pisacane che si è sbilanciato pubblicamente a tre giorni dalla fine del mercato: «La società sa quanto Adopo sia importante per noi e sono certo che resterà». Così è stato. Per la felicità del tecnico napoletano e del Cagliari in generale, ma anche dello stesso giocatore che sta avendo la possibilità di esprimersi ai massimi livelli (chissà quale piega avrebbe preso la sua storia in Emilia visto l’avvio sofferto del Bologna e il cambio di allenatore).
Scenari suggestivi
La partita si gioca anche in Africa: il Senegal (paese originario della madre) e la Costa d’Avorio (dove, invece, è nato il padre) se lo contendono in chiave Nazionale (non sembrano esserci spiragli con la Francia, imbottita di campioni nel suo ruolo). Scenari suggestivi che vanno a braccetto con il momento magico che sta vivendo il Cagliari nonostante le tante vicissitudini extra campo. E di questo meraviglioso giocattolo rossoblù, Michel Adopo è uno dei protagonisti.
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