La signora Maria era sul 6 due giorni fa quando l’autobus si è fermato. Nessun arrivo a destinazione, nessuna possibilità di aspettare la corsa successiva: aveva un impegno urgente e ha chiamato un taxi. Giorgio e la moglie Antonia erano sul bus quando all’improvviso si è fermato: tutti giù. Ecco alcuni dei disagi segnalati dai cagliaritani in questi giorni quando il grande caldo mette sotto pressione la flotta elettrica del Ctm. Mezzi costretti a rientrare, batterie che soffrono le temperature elevate e passeggeri che devono riorganizzare il viaggio. Il problema emerge soprattutto in queste giornate quando alle temperature elevate si sommano climatizzatori accesi per ore e traffico cittadino. Condizioni che incidono sull’autonomia dei mezzi elettrici e spesso costringono a sostituzioni o rientri anticipati. Una situazione che ha riaperto il confronto sulla transizione avviata dal Ctm e, soprattutto, sui tempi scelti per portarla a regime.
I dubbi
Il primo a sollevare il problema di questa estate è stato Pierluigi Mannino, capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Bacaredda. Per il consigliere comunale le temperature eccezionali non possono essere considerate l’unica causa delle difficoltà: «I mezzi elettrici» sarebbero stati messi in strada prima che fosse completata l’infrastruttura necessaria a sostenerli. «Dovevano rappresentare la svolta verde del trasporto pubblico, invece gli autobus elettrici finiscono sempre più spesso sul carro-attrezzi», afferma. «Non è colpa del caldo. Come denunciato da Fit Cisl già a gennaio 2025, i nuovi bus non garantiscono l'autonomia prevista, con guasti frequenti e climatizzatori fuori uso proprio nelle settimane più calde, trasformando i mezzi in una serra. La stessa amministrazione comunale, rispondendo a una mia interrogazione sul problema, è stata chiara: per non perdere i fondi, i bus sono stati messi in strada prima che le infrastrutture di ricarica fossero pronte», aggiunge.
Reclami
Il concetto lo ribadisce Giuseppe Farris, CiviCa 2024: «Il Ctm ha messo i bus davanti alle colonnine elettriche, costruendo la transizione al contrario: prima una flotta al 70% elettrica, poi l’infrastruttura necessaria per sostenerla. I quattro punti di ricarica previsti, in viala La Plaia, al Brotzu, al Policlinico e in via Brigata Sassari devono ancora entrare pienamente in funzione. Continuano i problemi con i bus fermi, batterie scariche, ritardi, corse saltate e il dato su reclami fotografa un problema più generale: sono passati da 2207 nel 2023 a 2469 nel 2025. Non sono tutti riconducibili ai mezzi elettrici, ovviamente, ma crescono mentre il Ctm celebra investimenti e modernizzazione». C’è poi la questione dell’autonomia dei mezzi: «I nuovi Iveco», inaugurati a giugno, «vengono presentati con percorrenza fino a 350 km, tuttavia, con climatizzatori accesi e tempi aggravati dall'intensità del traffico, l'autonomia reale scende a circa 230 km. Ctm renda pubblici i dati sull’autonomia effettiva, mezzi fermi e corse soppresse perché ai cittadini interessa poco sapere quanti autobus elettrici abbiamo. Interessa sapere quanti arrivano a destinazione».
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