I difensori di un giovane accusato di aver partecipato ad un corteo Pro Pal sfociato in blocchi stradali e altri presunti reati hanno chiesto al giudice di sospendere il procedimento e sollevare davanti alla Consulta un’eccezione di incostituzionalità. Ritengono che alcune parti del nuovo cosiddetto Decreto Sicurezza, approvato di recente, violino il diritto di manifestare e altre libertà tutelate dalla Costituzione.
L’eccezione
Gli avvocati Patrizio Rovelli e Maria Grazia Monni, difensori di uno dei giovani manifestanti indagati, hanno depositato l’eccezione davanti al Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale, Giulia Tronci. Al centro della vicenda c’è una manifestazione svoltasi il 22 settembre 2025 che si è tenuta in città. Secondo quanto ricostruito negli atti, quel giorno l'Unione Sindacale di Base (USB) aveva proclamato uno sciopero generale politico in sostegno della Global Sumud Flotilla, contro quello che gli organizzatori definivano il genocidio in Palestina e per denunciare la presunta complicità del Governo italiano nella crisi mediorientale. Durante il corteo, secondo la contestazione della Procura, alcuni manifestanti avrebbero impedito la libera circolazione lungo via Roma e viale La Playa, dando origine all'accusa di blocco stradale. È proprio questa contestazione a rappresentare il cuore del procedimento: il nuovo Decreto sicurezza questa forma di protesta da illecito amministrativo a reato, prevedendo una pena fino a 2 anni di reclusione.
La contestazione
La difesa sostiene però che l'intera disciplina sia incompatibile con la Costituzione. La prima censura riguarda il ricorso al decreto-legge: secondo gli avvocati Rovelli e Monni mancavano i presupposti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall'articolo 77 della Costituzione, poiché il testo era già contenuto in un disegno di legge in discussione in Parlamento. Non solo. I difensori sostengono che criminalizzare il blocco stradale durante manifestazioni pacifiche contrasti con il diritto di riunione, la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto di sciopero garantiti dalla Costituzione, oltre che con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che riconoscono il diritto alla protesta pacifica. Ora la parola spetta alla giudice Tronci che dovrà decidere se sospendere il procedimento e chiedere l’intervento della Consulta, oppure proseguire con la decisione. L’istanza è stata condivisa anche dagli avvocati Carlo Monaldi, Albertina Zanda, Giulia Lai e Marcella Cabras, difensori di altri giovani indagati.
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