Le elezioni politiche si avvicinano. Qualcuno ipotizza che il governo Meloni non arriverà a scadenza naturale, e che si voterà in autunno. Tra questi c’è Alessandro Onorato – assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma – e soprattutto leader di Progetto Civico Italia, la quarta gamba del Campo largo. Domani sarà a Cagliari per illustrare il nuovo movimento.
Che cos’è Progetto Civico Italia?
«Una forza politica che parte dal basso, radicata già in oltre 1000 comuni. Abbiamo oltre 800 tra sindaci, consiglieri comunali, provinciali e regionali che credono nel centrosinistra ma non si riconoscono nei partiti che lo compongono. Una ventata di novità e pragmatismo necessaria a battere la destra».
È mai stato corteggiato dal centrodestra in questo periodo?
«Faccio politica elettiva a Roma da ormai oltre vent’anni, sempre nel campo del centrosinistra».
Quanto serve al Campo largo il civismo?
«È necessario. Il civismo nel centrosinistra negli ultimi quindici anni è diventato qualcosa di superiore a ciò che c’è sempre stato in Italia. Mentre prima si trattava di esperienze sporadiche e territoriali, oggi in tanti preferiscono esprimersi in modo civico e autonomo. All’interno del centrosinistra ci sono tanti amministratori e sono decisivi per vincere le elezioni e soprattutto per governare bene il giorno dopo».
Come sta il Campo largo a livello nazionale e territoriale?
«Il cosiddetto Campo largo è molto più chiaro e netto sui territori, dove c'è una sintesi perfetta perché c’è un programma chiaro. Questo dobbiamo fare a livello nazionale».
Quando si faranno le primarie del centrosinistra?
«Dopo il passaggio della legge elettorale al Senato, secondo me vanno fatte il prima possibile. Non devono essere vissute con paura, fanno parte del dna democratico della nostra area politica. Una grande festa di popolo per riprendere l’abitudine di chiamare i cittadini a scegliere. Capisco che però molti sono abituati alle liste bloccate, che andrebbero eliminate per far spazio alle preferenze: pochi leader non possono scegliere al posto di 51 milioni di elettori. Ma credo che alla fine introdurranno preferenze mascherate per aggirare il rischio di incostituzionalità».
Chi ha paura delle preferenze vere?
«Chi da troppi anni è stato eletto tramite nomine, in base alla fedeltà al leader di turno, e non al consenso popolare. Chi non è più abituato a consumarsi le suole delle scarpe nelle periferie, di fronte alle fabbriche, nella carne viva delle persone».
Matteo Renzi deve stare nella coalizione? Intende dialogarci o magari federarsi?
«Non siamo noi a dare cartellini gialli o rossi. Dialoghiamo con tutti, ma allo stesso tempo noi siamo una cosa nuova. Tutti quelli che hanno aderito a Progetto civico avrebbero potuto aderire a Pd, 5S, Avs e Italia Viva. Se non l’hanno fatto è perché vogliono animare un progetto politico nuovo».
Qual è la vera novità?
«Noi stiamo definendo un programma con proposte chiare, indicando le coperture economiche, le tempistiche, le persone che le realizzeranno. E la novità è che, essendo tutti amministratori, racconteremo in quali Comuni l’abbiamo già messe in campo. Il centrosinistra si deve misurare in questa rivoluzione: dire cosa intende fare e dimostrarlo concretamente. Tutti i nostri sindaci da qui ai prossimi mesi faranno asili gratuiti ai propri cittadini, per esempio».
Tutte le Regioni sono diverse. In Sardegna tutti quelli che la governano devono fare i conti col gap dell’Insularità. Come si approccia qui?
«Un anno fa ero certo che tutti i territori alla fine fossero diversissimi ma girando l’Italia ho capito che, con le peculiarità del caso, le questioni di fondo sono identiche. Ogni territorio chiede, e nelle isole in particolare, una vera autonomia decisionale, una vera distribuzione dei fondi governativi e un’attenzione alle infrastrutture. Se io in Sardegna faccio prima a prendere un areo per andare da Cagliari a Olbia, piuttosto che utilizzare una macchina, c’è qualcosa che non va. La provincia di Nuoro è l’unica senza ferrovia? Ovviamente si va in una direzione opposta buttando 16 miliardi per fare il Ponte sullo Stretto, togliendo fondi da opere essenziali per altre Regioni».
Chi sono gli amministratori sardi che aderiscono a Progetto civico?
«Domani saremo con l’assessore regionale Sebastian Cocco, ma siamo aperti a tutte le esperienze civiche che hanno contribuito all’elezione di Alessandra Todde che rappresenta un modello vittorioso per il centrosinistra. Ho anche un rapporto personale di stima con il sindaco Graziano Milia, uno dei primi a venire alle nostre iniziative, così come con Franco Cuccureddu. Il civismo sardo, se unito, potrebbe essere la seconda forza politica della Regione. Questo è il nostro obiettivo».
Probabilmente lei sarebbe piaciuto a Berlusconi...
«C’è un elettorato di FI totalmente scontento di una destra populista e incapace di risolvere le cose. Sono convinto che questi cittadini voteranno in buona parte Progetto Civico Italia. Allo stesso tempo dico che molte persone che si sono formate nella sinistra animano Progetto civico Italia. Perché la sfida oggi è una: unire lo sviluppo economico alla tutela delle fasce più deboli. Dobbiamo semplificare la vita di chi vuole fare impresa, di chi paga le tasse e crea posti di lavoro».
Il partito principale in Italia continua a essere l’astensione.
«Oggi il 50% degli italiani non vota. Bisogna chiedersi: sono dei pazzi anti democratici oppure, come penso io, è una maggioranza silenziosa che aspetta qualcosa di nuovo per tornare ad avere fiducia nella politica. Noi ci rivolgiamo a loro, senza spot ma con impegni e pragmatismo. La nostra esperienza avrà successo perché abbiamo soluzioni e idee concrete che interessano la vita quotidiana delle persone. Lotta alla burocrazia, supporto alle imprese e partite iva, valorizzazione dei giovani, sicurezza, una vera riforma della scuola e sport gratuito fino a 16 anni per tutti».
Pensa che le istanze di Progetto civico siano più rappresentate da Schlein o Conte?
«Le nostre istanze saranno rappresentate da noi stessi. Non faremo i portatori d’acqua di nessuno. Nasciamo per arricchire la coalizione di centrosinistra. Non ci interessa entrare dentro gli equilibri delle forze alleate, di partecipare al toto nomi. Noi vogliamo essere noi, con la nostra identità e le nostre proposte».
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