Ci sarebbe un errore gravissimo, la classica distrazione fatale, dietro l’intercettazione-chiave che avrebbe consentito agli investigatori della Squadra Mobile di scoprire il piano della presunta banda di rapinatori per assaltare il portavalori carico di lingotti d’oro che, dalla fonderia di San Gavino, doveva poi raggiungere Arezzo. Uno degli indagati, già intercettato dalla Direzione distrettuale antimafia, sarebbe andato ad una delle riunioni operative del gruppo dimenticandosi in tasca il telefonino dentro il quale era stata applicata la cimice. In questo modo gli agenti guidati dal dirigente Davide Carboni avrebbero scoperto non solo i dettagli del piano, ma anche buona parte dei componenti del commando.
Da quel momento la Direzione distrettuale antimafia avrebbe seguito a distanza ogni spostamento del gruppo, documentando i presunti sopralluoghi (anche con fotografie) e il trasferimento delle auto rubate che sarebbero state utilizzate per l’assalto. Quando poi venerdì è scattato il blitz, con 130 poliziotti mandati a eseguire le 11 misure cautelari in carcere, gli investigatori hanno anche perquisito case e veicoli, trovando in questi ultimi delle catene che si ipotizza servissero per bloccare il traffico e del liquido infiammabile.
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