Trattative serrate e al momento posizioni distanti tra Regione e sindacati dei medici di medicina generale per la chiusura dell’accordo integrativo sull’organizzazione e il trattamento economico dei medici del ruolo unico di assistenza primaria e il lavoro nelle case e negli ospedali di comunità.
Una proposta della Regione presentata la settimana scorsa è stata rispedita al mittente – uno degli aspetti più controversi prevede la chiusura delle postazioni di continuità assistenziale se la distanza tra queste e la casa di comunità più vicina è inferiore ai 35 chilometri.
Il prossimo incontro è fissato per il 6 agosto in assessorato, e i camici bianchi dovrebbero arrivare con una serie di “emendamenti”.
«Chiediamo un’accelerazione», ha sottolineato la Fimmg nei giorni scorsi, «altrimenti si rischia di lasciare spazio a soluzioni unilaterali da parte delle singole Aziende, chiediamo meccanismi di adesione volontaria e regole di ingaggio chiare e uniformi. Il rischio concreto è quello di erodere maggiormente l’assistenza nelle realtà periferiche e dare un’ulteriore spinta all’abbandono della professione».
Lo Snami, prima dell’incontro, aveva spiegato che «non è tempo di tagli: una sola Guardia medica che viene cancellata o un medico di famiglia che lascia l'incarico prima del tempo sarà una gravissima mortificazione per la popolazione sarda e un neo indelebile per la politica che governa. Evitiamo uno scenario che potrebbe vedere i medici di famiglia costretti a ridimensionare la presenza nei loro studi per andare nelle case e negli ospedali di comunità».
Intanto lo Smi ha presentato una petizione alla Camera dei deputati per denunciare «il collasso strutturale della medicina generale italiana e chiedere interventi immediati». Tra le criticità segnalate anche quelle derivanti dal recente accordo collettivo nazionale che prevede l'impegno nelle Case di comunità. «Ai medici vengono imposti i vincoli della subordinazione (come il potere direttivo aziendale sui turni), senza però riconoscere le tutele del lavoro dipendente, malattia, infortuni, ferie e maternità. Chiediamo l'abolizione del ruolo unico che ha avvicinato i percorsi di medico di famiglia e guardia medica, e dell'obbligo di coprire fino a sei ore settimanali nelle Case di comunità».
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