L’inchiesta.

Appalti pilotati, perquisite Terna e Rfi 

L’ombra della corruzione sui servizi digitali assegnati ai colossi delle infrastrutture 

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«Un articolato sistema illecito» che ha puntato a creare fondi neri, a sviluppare liquidità che veniva poi convogliata in mazzette che servivano a pilotare appalti di grandi aziende pubbliche come Terna, Rfi e Polo Strategico Nazionale. Un vecchio schema corruttivo che emerge dall'indagine della Procura di Roma, secondo atto del procedimento che nell'ottobre del 2024 ha terremotato Sogei, società in house del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Nuovi sviluppi

Oggetto della nuova tranche investigativa sono gli appalti informatici in un fascicolo in cui si ipotizzano, a vario titolo, i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio oltre alla turbativa d'asta e al traffico di influenze illecite. Complessivamente sono 26 le persone finite nel registro degli indagati, tra loro anche militari di alto grado, manager e imprenditori. Giovedì mattina la Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un decreto di perquisizione che ha riguardato anche il ministero della Difesa.

La denuncia

La nuova indagine è nata anche da un esposto del dicastero che aveva ravvisato situazioni sospette. Secondo quanto scrivono i pm, tra le persone coinvolte nell'indagine «è emerso l'imprenditore romano Francesco Dattola, amministratore di fatto della Nsr Srl» che si è dimostrato «incline a procurarsi ingenti somme di denaro contante, attraverso il meccanismo di fatturazioni false e riciclaggio». Un sistema illecito che puntava «alla corruzione di soggetti pubblici e privati che potessero, in cambio, agevolare il coinvolgimento delle sue imprese in commesse ed appalti nel settore informatico e digitale di sua competenza, garantendosi in tal modo una rilevante porzione nel mercato di settore tra i colossi della produzione digitale, Terna, Rete Ferroviaria Italiana e in generale della pubblica amministrazione».

Altra figura di rilievo è Antonio Spalletta, «intermediario in grado di incidere sui processi decisionali e di funzionamento di alcune pubbliche amministrazioni - scrive la Procura -, e che ha certamente favorito l'ingresso delle società di Dattola in ambienti di estrema importanza strategica, tra cui Polo Strategico Nazionale e, soprattutto, il ministero della Difesa, comunque traendone proprio e personale vantaggio».

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