Il personaggio.

Anbeta: «Sardegna, quanto ti amo! Ma qui serve una scuola di danza» 

Madrina de “La nuit des étoiles”, la ballerina protagonista sabato a Olbia 

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Sulle punte dall'età di 9 anni ma con i piedi per terra anche dopo aver calcato i più prestigiosi palcoscenici della danza classica, dal San Carlo di Napoli al Massimo di Palermo fino all'Opera di Tirana, e con la certezza che la bellezza può salvare il mondo (se può essere guardata da tutti). Anbeta Toromani, 47 anni e trenta volte prima ballerina, è la madrina de “La nuit des étoiles”, galà di danza internazionale in scena a Olbia sabato, giunto alla terza edizione, con la direzione artistica di Mavi Careddu.

Star delle stelle che brillano sotto il cielo di Olbia, conduttrice della manifestazione fin dalla prima edizione, qui si sente a casa?

«Mi sento a casa a Olbia ancora prima di arrivare a presentare “La nuit des étoiles” sia perché conosco la direttrice artistica da tanto tempo sia perché questa città è stata la meta della mia prima vacanza in assoluto in Italia».

Perché aveva scelto Olbia?

«Avevo appena finito “Amici”, nel 2003, e quell'anno partecipava alla trasmissione un ragazzo di Nuoro che mi ha invitato nella sua casa al mare a Olbia. Da allora, sono tornata spesso in Sardegna sia per piacere sia per lavoro, per esempio al Teatro Lirico di Cagliari e al teatro comunale di Sassari».

Cosa apprezza dell’Isola?

«Mi piace tutto, la sua gente, l'ospitalità, il clima e il cibo di cui amo la fregola con il pesce, che ho imparato ad apprezzare con il tempo».

Quale opera di repertorio potrebbe essere ambientata in Sardegna?

«Di sicuro, “Il Corsaro”, balletto in tre atti ispirato al poema omonimo di Lord Byron, e “Napoli, o il pescatore e la sua sposa”, coreografato da August Bournonville nel 1842, dedicate alle popolazioni che vivono sul mare».

È stata una ragazza che ha lasciato il suo paese, l’Albania, per spiccare il volo. La Sardegna è una terra da cui tanti giovani partono. Cosa sente di dire ai ragazzi sardi?

«Per nessuno è facile lasciare la propria terra e la famiglia, io sono andata via a 22 anni, e all'inizio ho preso la decisione con leggerezza perché vince la voglia di scoprire il mondo ma, negli anni, torna indietro la consapevolezza del tempo trascorso lontano dagli affetti e ciò pesa».

Quale soluzione?

«Ogni Regione dovrebbe mettere i giovani nella condizione di scegliere il proprio futuro e non costringerli a una decisione obbligata perché in quella terra il futuro non c'è: bisogna investire nella formazione, in Sardegna, per esempio, manca una scuola professionale di danza e questo obbliga i talenti a spostarsi fuori dall'isola in cui, invece, ci sono tante giovani promesse».

Quindi, la danza è un’arte per pochi?

«A queste condizioni, tutta l’arte è un'opportunità solo per chi può permettersela economicamente e invece dovrebbe poter essere accessibile a tutti, anche poterla vedere in tutte le espressioni perché alimenta la bellezza del pensiero e affina la sensibilità».

Progetti futuri?

«La carriera dei danzatori è breve, dovremmo nascere come Benjamin Button!».

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