Il caso

A Punta Molentis debutta l’ombra a “numero chiuso” 

Le nuove regole d’accesso alla spiaggia sono diventate un caso internazionale 

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Inviato

Villasimius. Alle 9,30 i posti più ambiti sono già stati presi. Asciugamano e sedia sdraio fronte mare sotto un ombrellone. Rigorosamente uno per famiglia (o auto), come imposto dall’ordinanza comunale di Villasimius che ieri ha esordito nella spiaggia di Punta Molentis per limitare il “carico umano” su un gioiello ancora in convalescenza dopo il devastante rogo che meno di un anno fa distrusse cento ettari di macchia mediterranea circostante. Regole chiare: via libera a 290 bagnanti (190 via terra e altri 100 via mare) e a 90 ombrelloni.

Gli addetti all’ingresso e al parcheggio d’altronde sono categorici: «L’accesso alla spiaggia costa dieci euro a persona ed è ammesso un ombrellone per nucleo familiare». E per famiglia si intende tutto ciò che sostanzialmente può entrare in un’unica auto: che siano i “classici” genitori con figli, due coppie di amici o un quintetto di giovani universitari.

Cimitero di piante

E poco importa se le polemiche sul numero chiuso per ombrelloni (inizialmente vietati ai bagnanti tra gli 11 e i 64 anni) siano state riprese dai quotidiano inglese Guardian.

Le condizioni per accedere a una delle spiagge più belle della Sardegna sembrano essere state accettate senza eccessive discussioni da quasi tutti i bagnanti.

A metà mattina, infatti, il parcheggio che dovrebbe contenere (per volere del sindaco Gianluca Dessì) non più di 90 mezzi ne ospita già una cinquantina. Quasi tutti sotto il sole cocente visto che gli alberi che un tempo coloravano di verde la cala sono ormai solo scheletri neri. Macabre testimonianze ancora in piedi del grande incendio che nel luglio 2025 distrusse ogni cosa. Piante, automobili e gazebo in legno.«Ci vorranno almeno 30 anni perché tutto ritorni come prima», confessa uno degli addetti che non nasconde tra l’altro la sorpresa nel vedere la vegetazione ancora bassa «nonostante le piogge abbondanti degli ultimi mesi».

Collaborazione

L’enorme cimitero di piante diventa così un biglietto da visita per Punta Molentis, che fa subito capire quanto fragile sia questo ecosistema. «Limitare l’accesso forse era l’unica soluzione», dice una turista che ha appena sborsato venti euro per una giornata con il marito.

Gli animi però si scaldano, letteralmente, una volta arrivati in spiaggia.

Nuova addetta comunale, nuove regole: «Potete mettere l’ombrellone dove volete, ma per piantarlo dovete usare la trivella in dotazione al bagnino per non rovinare l’arenile. Vietato anche portare via pietre o sabbia». Paletti chiari che però si scontrano con il sole a picco che alle 11 diventa insopportabile. «Siamo in cinque stretti sotto quest'ombrellone minuscolo», dice Giovanni Lissia, 20 anni, arrivato a metà mattina con quattro compagni di scuola. «Pagare 50 euro per fare questi sacrifici forse non ne valeva la pena. Meglio andare in una spiaggia più grande e meglio servita».Il dubbio che fra poche settimane, quando le temperature raggiungeranno livelli pericolosi, un posto all’ombra a Punta Molentis possa diventare merce rara è più che fondato.

Tutto però sembra passare in secondo piano in una domenica di giugno che rasenta la perfezione. Con la sabbia dorata che ti scivola leggera tra le dita e l’acqua cristallina che ti bagna le caviglie trasportandoti in un attimo in paradiso. «Per questa meraviglia 10 euro forse sono pochi», confessa una coppia di inglesi che ignara delle regole ha messo mano al portafoglio per due lettini e un ombrellone nello stabilimento vista mare. «L'unico problema sarà per le famiglie più numerose. Ripararsi dal sole nelle ore più calde non è facile».

Promessa

La scommessa fatta dal Comune sembra comunque aver superato il primo esame. In attesa però che le 190 persone ammesse quotidianamente non si rivelino troppe. «Abbiamo ricevuto tante reazioni positive che ci convincono della bontà della scelta», dice l’assessore all’Urbanistica, Marco Cardia. «La speranza è che la spiaggia regga l’impatto turistico per tutta l’estate. Senza costringerci a introdurre regole più stringenti per proteggere questo gioiello inimitabile».

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