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Gianni Roccotelli, il "maestro della rabona", allena il Quartu 2000

gianni roccotelli
Gianni Roccotelli

Ha giocato nel Cagliari negli anni Settanta. È stato ad un passo dall'Inter. Poi Torino e Ascoli. Si è fermato in Sardegna ed ora allena il Quartu 2000 in Prima categoria.

Bella storia quella di Gianni Roccotelli, il re dell'"incrociata". Oggi meglio conosciuta come "rabona". Persino il grande Pelé chiese informazioni su un tipo con i baffi che faceva tale gesto tecnico.

Nel suo palmares uno scudetto col Torino nella stagione 1975/1976, la vittoria del campionato di Serie B con l'Ascoli dei record nel 1977/1978. Ha indossato la maglia del Cagliari in B nel campionato 1976/1977. Il presidente era Mariano Delogu e l'allenatore Luigi Radice. Con compagni come Pietro Paolo Virdis e Gigi Riva.

Nato a Bari il 14 maggio 1952, Roccotelli, dopo le successive esperienze con Taranto, Cesena, Foggia, Nocerina e Casertana, ha chiuso la carriera in Sardegna giocando prima con la Torres in C1 e poi con la Tharros in D. Chiusa la carriera calcistica, ha insegnato calcio a tantissimi bambini nella sua scuola "Is Arenas". Ora l'avventura in panchina col Quartu 2000 in Prima categoria.

Roccotelli, è considerato il maestro della rabona. Come nasce questo gesto tecnico?

"Quando avevo sette, otto anni giocavo contro mio fratello nel garage di casa. La porta era la serranda. Lui era mancino e mi intercettava le conclusioni. Per evitare questo quando stavo sulla sinistra per far passare la palla calciavo col piede destro incrociando le gambe. Gesto che poi fecero Maradona, Gigi Riva e Mazzola".

Fece anche diverse reti di rabona?

"Sì. Una addirittura su punizione quando giocavo nella Nocerina. I tifosi impazzirono. Ai tempi del Torino, il tecnico Edmondo Fabbri mi proibì la rabona. La riteneva una presa in giro per gli avversari".

L'anno dello scudetto col Torino trovò poco spazio.

"Era il primo anno di Fabbri. Preferiva giocatori 'anziani'. Nella rosa c'erano Pulici, Graziani, Castellini e Claudio e Patrizio Sala. Inoltre all'epoca era possibile una sola sostituzione. L'anno successivo, con l'arrivo di Gigi Radice, giocavo titolare. Un infortunio in una gara di Coppa Italia contro il Milan mi allontanò dai campi".

Quanto guadagnava?

"Non le cifre di oggi. Però non potevamo lamentarci. Lo stipendio era superiore a quello di un operaio. Guadagnavo ventisei, trenta milioni delle vecchie lire. Con centocinquanta mila lire compravi un appartamento".

Dopo gli anni con l'Ascoli, è stato ad un passo da Inter e Roma.

"Mi chiamarono Giacinto Facchetti e Gaetano Anzalone. Ma l'allora presidente dell'Ascoli, Rozzi, negò la cessione. L'Inter prese Pasinato".

Rifiutò la chiamata di Mazzone all'Ascoli in A.

"Scelsi il Torino. Insieme a Scirea fummo gli unici giocatori a passare dalla B alla A. Scirea dall'Atalanta alla Juventus, io dall'Avellino al Torino. Probabilmente fu un errore. Nell'Ascoli avrei giocato titolare".

Il giocatore più forte che ha affrontato?

"Diversi: Luigi Marangon, Pietro Beruatto e anche Oreste Lamagni".

I più tecnici?

"Claudio Sala il poeta del gol, Platini, Rivera, Mazzola, Boninsegna, Pecci, Zaccarelli e chiaramente Gigi Riva, mio testimone di nozze".

Ha giocato anche in Coppa Uefa.

"Il 25 settembre 1974 col Torino, contro il Dusseldorf: vinsero i tedeschi 3-1".

Il calcio è cambiato?

"Non danno più spazio alla fantasia dei calciatori. Giocano tutti allo stesso modo".

Ora l'avventura al Quartu 2000.

"Sono felice per questa nuova sfida. Nell'organico ci sono alcuni giocatori cresciuti nella mia scuola calcio. Ci sono tutte le carte in regola per poter far bene".

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