SALUTE

Chirurgia del futuro in Sardegna: l'importanza della robotica secondo Mauro Frongia

il dottor mauro frongia
Il dottor Mauro Frongia

È considerato uno dei luminari nell'ambito della chirurgia robotica, non solo in Italia ma nel mondo. Primario dal 1997, ha all'attivo migliaia di interventi che hanno permesso ai pazienti, per lo più sardi, di avere una migliore aspettativa di vita. Mauro Frongia, direttore della Struttura complessa di Urologia, Chirurgia robotica e Trapianto renale al Brotzu di Cagliari, ha anche eseguito, per la prima volta in Europa, un doppio trapianto di rene in singolo ricevente con tecnica robotica. E oltre alla sua attività di chirurgo ha istituito, proprio al Brotzu, la Scuola di Chirurgia robotica, per proseguire sul solco dell'innovazione e della tecnologia al servizio della salute che colloca la Sardegna al centro della comunità scientifica internazionale.

Questo tema sarà il cuore del convegno dal titolo "Robotica e Intelligenza artificiale", in programma domani al THotel di Cagliari con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali. Chiediamo al dottor Frongia:

In cosa consiste la chirurgia robotica?

"È una riproduzione della chirurgia mini invasiva, un'evoluzione della laparoscopia. Utilizza strumenti elettronici costituiti da una consolle che consente al chirurgo di vedere attraverso lenti capaci di trasferire immagini del corpo in 3D, ingrandendo il campo operatorio fino a 15 volte e con l'effetto di una nitidezza assoluta. Il chirurgo riesce anche a "introdurre" nel corpo del paziente le sue "mani" attraverso "pinzette" che riproducono l'esatto movimento umano, con l'effetto di una precisione assoluta. La tecnica, negli USA dal 2004, è poi approdata in Europa e anche in Italia, dove sono attualmente attivi oltre un centinaio di robot "Da Vinci", la tecnologia in questo senso più evoluta".

Quali sono i vantaggi per i medici?

"I vantaggi per chi opera sono notevoli: la consolle può stare al di fuori del campo operatorio, anche in un'altra stanza o addirittura in un altro piano dell'ospedale, consentendo al chirurgo di lavorare seduto, in ambiente anche non sterile, con maggiore rilassatezza. Il robot elimina anche il tremore delle mani di chi opera".

E per i pazienti?

"I vantaggi per il paziente sono tempi di ricovero più brevi, dolore post-operatorio ridotto, minori perdite di sangue, ritorno più rapido alle normali attività. Al Brotzu al momento il 90% degli interventi in chirurgia robotica è effettuato all'interno della nostra struttura di Urologia, e il restante 10% in chirurgia generale. Ma l'estensione può riguardare tutti gli ambiti della chirurgia tradizionale, ed è il nostro auspicio".

Come nasce la vostra esperienza?

"Nel 2011 abbiamo acquistato al Brotzu, con finanziamenti europei e grazie all'interessamento della Regione Sardegna, il primo robot "Da Vinci". L'abbiamo utilizzato negli interventi, in particolare in ambito oncologico. E poi per i trapianti di rene: dapprima nelle operazioni di prelievo del rene da donatore. Quindi, con la collaborazione del dottor Enrico Benedetti di Chicago, anche nei trapianti. Nel febbraio 2013 io e il mio team abbiamo realizzato a Cagliari il primo trapianto di rene in Europa col robot Da Vinci".

Interventi di questo tipo anche sulle grosse distanze, con il chirurgo che operi addirittura da un’altra città, sono fantascienza o potrebbero diventare realtà?

"Per il momento non è stata ancora data l'autorizzazione a interventi sulla grande distanza, e il problema è soprattutto legato all'opportunità di avere sistemi di connessione assolutamente perfetti e in tempo reale, perché un ritardo di anche soltanto qualche millisecondo può pregiudicare il buon esito dell'operazione. Ma non parliamo certo di fantascienza: gli americani, che hanno brevettato il robot 'Da Vinci”, durante la guerra in Iraq hanno già provato ad operare da ospedali americani i soldati sul campo con questa tecnica".

Perché è importante far conoscere le potenzialità di robot e intelligenza artificiale?

"Quello che constato, purtroppo, è ancora una certa diffidenza, anche da parte di colleghi chirurghi, verso i robot e l'intelligenza artificiale. Per l'impegnativo iter formativo che l'utilizzo della tecnologia richiede, ma anche per lo scetticismo verso strumenti e tecniche che si ritiene possano fare "concorrenza" all'uomo. Dal mio punto di vista, se il robot ha la precisione, l'uomo ha intuito e capacità di guardare oltre. Solo da questa felice sinergia deriva il progresso".

Virginia Lodi

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