POLITICA

gli eclissati

I riti sul "Dio Po" e gli insulti ai "terroni": Bossi, che non riconosce più la "sua" Lega

Il senatùr: nato comunista, poi sempre autonomista, e oggi parlamentare di un partito nazionalista in cui non si riconosce più
umberto bossi in un comizio nel 2001 alle sue spalle castelli (ansa)
Umberto Bossi in un comizio nel 2001, alle sue spalle Castelli (Ansa)

La militanza comunista negli anni giovanili. La scoperta dell'autonomismo, i riti sul Dio Po, la retorica razzista contro "terroni" e "negri". Berlusconi e Fini prima "mafioso" e "fascista", poi alleati di governo. Il giustizialismo col cappio sventolato in Aula negli anni di Tangentopoli, poi la strenua difesa del Cav indagato e il sì a tutte le leggi ad personam del leader di Forza Italia. Decenni di accuse a "Roma ladrona", per poi crollare proprio sui soldi rubati a Roma e utilizzati per spese familiari, tra i diamanti in Tanzania e l'epica laurea in Albania del figlio Renzo.

Questo e tanto altro è Umberto Bossi. Istrionico, visionario, provocatorio, contraddittorio, con un linguaggio sopra le righe e tutt'altro che politically correct. E autonomista fino al midollo, anche oggi che la sua creatura è ormai un partito nazionalista a tutti gli effetti.

La prima Pontida nel 1990 (Ansa)
La prima Pontida nel 1990 (Ansa)

GLI INIZI E LA SVOLTA AUTONOMISTA - Nato nel 1941 a Cassano Magnago (Varese), papà operaio tessile e mamma portinaia, è il primo di tre figli. Si diploma allo scientifico e si iscrive a Medicina, per poi abbandonare gli studi: si definisce tecnico elettronico applicato alla medicina.

Negli anni giovanili è un militante comunista: il gruppo de Il Manifesto, il Partito di unità proletaria per il comunismo, l'Arci, i movimenti ambientalisti, e - nel 1975 - l'iscrizione al PCI.

La svolta autonomista arriva nel '79, per caso. Nota a Pavia un avviso dell'Union Valdotaine, movimento autonomista della Valle d'Aosta. Conosce il suo leader Bruno Salvadori (che morirà un anno dopo in un incidente stradale) e decide immediatamente di unirsi alla sua causa, attivandosi per creare una rete di movimenti analoghi nel resto del Nord Italia. Nello stesso anno conosce Roberto Maroni, con il quale dà il via a un lungo sodalizio politico.

Con Cota e Calderoli, in mano l'ampolla con l'acqua del Dio Po (Ansa)
Con Cota e Calderoli, in mano l'ampolla con l'acqua del Dio Po (Ansa)

La prima sigla la crea nel 1980, l'Unione Nord Occidentale Lombarda per l'Autonomia, e inizia a fondare giornali che diffondano la sua causa. Si candida per la prima volta nell'83 e non gli va bene, e l'anno dopo fonda la Lega Lombarda, di cui è segretario. Elegge i suoi primi rappresentanti nei comuni di Gallarate e Varese e, nel 1987, viene eletto per la prima volta al Senato (di qui l'appellativo di senatùr, che gli resterà a vita).

Il senatùr in canottiera (Ansa)
Il senatùr in canottiera (Ansa)

LA LEGA NORD, TANGENTOPOLI E IL BOOM ELETTORALE - La vera intuizione arriva nel 1989, quando unisce i movimenti regionali e fonda la Lega Nord, di cui nel 1990 viene nominato segretario, nel corso del primo raduno di Pontida. Alle elezioni del '92 la Lega supera l'8%, Bossi viene eletto alla Camera ed è tra i deputati col maggior numero di preferenze. Più di 240mila.

Esplode Tangentopoli, e Bossi si schiera subito dalla parte dei pm milanesi. Duri attacchi al PSI e alla DC, con tanto di cappio sventolato nell'Aula della Camera, ma dopo due anni anch'egli ammetterà di aver preso una tangente da Montedison, prendendosi una condanna a otto mesi. Che non ne scalfisce la grande popolarità al Nord, visto che Bossi, con il suo 8 e passa per cento è fondamentale per la vittoria del Polo delle Libertà guidato da Silvio Berlusconi nelle prime elezioni che vedono impegnato il Cav, quelle del 1994.

In questo periodo la sua prima dichiarazione politica in canottiera, al TG1, da Porto Cervo. Canottiera che diventerà un suo marchio di fabbrica.

Con Berlusconi e Fini (Ansa)
Con Berlusconi e Fini (Ansa)

IL RIBALTONE - Fa cadere il governo Berlusconi dopo pochi mesi, in quello che passerà alla storia come il "ribaltone". La sequela di dichiarazioni contro il leader di Forza Italia è roba da far rabbrividire, che non avremmo immaginato potessero dire neanche i più feroci oppositori del Cav. Che viene definito più di una volta "mafioso", "piduista", "servo del fascista Fini". Il senatùr solleva dubbi sui soldi con cui è nata la Fininvest, minaccia ("Silvio, dovrai scappare dal Nord") e insulta ("Berlusconi è un piccolo tiranno, un Peron della mutua. Nazistoide, mafioso, piduista, un'infida volpe").

Nel 1996 (anno in cui dà vita al sedicente Parlamento del Nord, con sede a Mantova, dando il via alle folkloristiche celbrazioni del Dio Po, ovvero le rievocazioni di antichi riti padani e la raccolta, tramite un'ampolla, dell'acqua del fiume che viene portata con una staffetta fino a Venezia, per essere versata in Laguna a simboleggiare la purezza e stabilire i confini del Nord) si presenta da solo alle elezioni e sfonda il 10%. Arrivano gli anni dell'opposizione ai governi Prodi, D'alema e Dini e del riavvicinamento a Fini e Berlusconi, a cui strappa la promessa della devolution, una revisione della Costituzione in senso federalista.

Con Calderoli e il figlio Renzo, detto il "Trota" (Ansa)
Con Calderoli e il figlio Renzo, detto il "Trota" (Ansa)

IL SOGNO DEVOLUTION BOCCIATO DAGLI ELETTORI - Nel 2001 Berlusconi vince le elezioni, e Bossi è ministro delle Riforme. Il governo approva la riforma costituzionale con la devolution tanto cara al senatùr, ma lo fa a maggioranza assoluta. Gli elettori nel referendum la bocciano e svanisce il sogno federalista della Lega. Per Bossi sono anni difficili: nel 2004 un ictus (dal quale non si è mai del tutto ripreso) lo costringe ad abbandonare per mesi l'attività politica.

Nel 2006, oltre alla sconfitta referendaria, deve incassare anche quella nelle elezioni politiche che portano a Palazzo Chigi Romano Prodi. Lui nel frattempo è diventato Parlamentare europeo, ragion per cui rinuncia al seggio conquistato alla Camera. L'esecutivo del prof dura solo due anni, nel 2008 Berlusconi è di nuovo presidente del Consiglio e Bossi ancora una volta ministro delle Riforme. Inizia il declino, per entrambi.

Con Matteo Salvini nel 2017 (Ansa)
Con Matteo Salvini nel 2017 (Ansa)

"LEGA LADRONA", BOSSI LASCIA LA SEGRETERIA - Il Cav travolto dagli scandali è costretto a lasciare Palazzo Chigi a favore di Mario Monti, e nel 2012 anche Bossi deve lasciare la carica di segretario federale della Lega Nord, che detiene ininterrottamente dal 1989, anno di fondazione del partito.

Lo fa per via delle inchieste sui fondi pubblici percepiti indebitamente dal Carroccio e usati per fini personali dalla sua famiglia. Gli scandali che travolgono il senatùr oltrepassano il ridicolo: dai diamanti in Tanzania agli investimenti a Cipro, passando per la laurea in Albania comprata al figlio Renzo. A proposito, anche il figlio è dovuto passare per le forche caudine dell'ironia di Umberto Bossi. Quando qualcuno gli chiede se possa essere il suo delfino, il senatùr risponde: "Al massimo una trota". E da allora Renzo Bossi sarà per tutti "Il Trota", non proprio un nomignolo piacevole.

Quanto allo scandalo dei fondi pubblici, Bossi è stato condannato a due anni e tre mesi, avrebbe speso 208mila euro di soldi del partito per fini personali. E quella vicenda ancora oggi si trascina con i suoi strascichi: la Lega di Matteo Salvini è stata condannata a restituire allo Stato 49 milioni di euro indebitamente percepiti.

Con Matteo Salvini nel 2017 (Ansa)
Con Matteo Salvini nel 2017 (Ansa)

LE INCHIESTE - Non solo la maxi-tangente Enimont e la laurea del Trota in Albania, Bossi è finito davanti ai giudici diverse volte per dichiarazioni e comportamenti decisamente sopra le righe.

Condannato per resistenza a pubblico ufficiale per quando, nel '96, si oppose all'ingresso degli agenti nella sede leghista di via Bellerio. Per vilipendio alla bandiera italiana ("Io col tricolore mi ci pulisco il cu..."). Per vilipendio al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, lo aveva chiamato "terrone" e gli aveva rivolto il gesto delle corna. Per aver diffamato e minacciato in alcuni comizi nei confronti del sostituto procuratore di Varese. Per istigazione a delinquere ai danni di Gianfranco Fini e di altri esponenti di An ("Cercate i fascisti di An casa per casa, sono il peggior fetore del Parlamento").

Con Giulio Tremonti (Ansa)
Con Giulio Tremonti (Ansa)

DI DESTRA O DI SINISTRA? - Un dibattito mai sopito, quello sull'appartenenza politica del senatùr. Se Massimo D'Alema definiva la Lega una "costola della sinistra", alla fine Bossi si è sempre alleato con la destra. Se per alcuni aspetti (gli attacchi ai fascisti negli anni '90 e la militanza comunista giovanile) e su alcuni temi (la fuga dai nazionalismi e dalla globalizzazione a favore di una dimensione più locale, l'attenzione per i ceti medio-bassi e la creazione di un'immagine di sé stesso come uomo semplice, umile, al pari di tanti agricoltori o piccoli imprenditori del Nord) può apparire un uomo di sinistra, alcune sue dichiarazioni farebbero rabbrividire persino Salvini e la Le Pen.

"A me i negri stanno simpatici. Loro non possono egemonizzarci. I meridionali sì, perché hanno in mano lo Stato"; "Dietro l'immigrazione di colore c'è anche e soprattutto l'interesse del grande capitale" (teoria che ricalca quella degli attuali sovranisti); "Il progetto degli Usa è chiaro: vogliono importare in Europa 20 milioni di extracomunitari, per garantire i propri interessi attraverso l'economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale"; "L'import e l'immigrazione sono due facce dello stesso problema, bisogna quotare sia gli immigrati in entrata sia le merci"; "A Milano le case si danno ai lombardi, non al primo bingo bongo che arriva".

Un gestaccio del senatùr (Ansa)
Un gestaccio del senatùr (Ansa)

E poi gli insulti e romani e terroni, che non si contano, e le minacce, a partire da quella dei 300mila uomini pronti a imbracciare i fucili per ottenere l'autonomia del Nord. Il machismo ("La Lega ce l'ha duro"), la sua lotta contro le adozioni gay e i diritti degli omosessuali ("Meglio playboy che gay", disse per difendere Berlusconi ai tempi del bunga bunga, e cacciò un ragazzo dal partito perché omosessuale, dicendo: "Quanti partiti democratici hanno donnicciole, nei loro posti chiave? Un omosessuale è persona di fragile, instabile").

Eppure Bossi, rispondendo a una domanda del giornalista Massimo Fini, che gli chiese se si sentisse più di destra che di sinistra, disse: "Di sinistra, ma se lo scrivi ti faccio un cu... così".

Con la moglie Manuela Marrone (Ansa)
Con la moglie Manuela Marrone (Ansa)

LA VITA PRIVATA - Nel '75 sposa Gigliola Guidali, quattro anni dopo nasce Riccardo, il suo primogenito. Il matrimonio finisce nel 1982. È lei a lasciarlo perché il senatùr non ha un lavoro stabile. Più in là, in un'intervista, rivelerà il vero motivo per cui ha chiesto la separazione: "Usciva tutte le mattine di casa con una valigetta del dottore dicendomi 'Ciao, amore, vado in ospedale', ma poi ho scoperto che non si era mai laureato".

Bossi si risposa con Manuela Marrone, di origini siciliane e cofondatrice della Lega Lombarda, dalla quale ha tre figli: Renzo "il Trota", Roberto Libertà e Eridiano Sirio. Riccardo nel 2004 gli regala la prima nipote.

Le vicende personali e politiche nella famiglia Bossi si intrecciano spesso e volentieri: dal fratello con la licenza media assunto come portaborse dall'europarlamentare Matteo Salvini alle vicende giudiziarie sui fondi del partito, senza tralasciare la moglie Manuela baby pensionata ad appena 39 anni, come rivelato dal libro "Le sanguisughe" e ribadito da Fini in alcune interviste.

Stretta di mano con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Ansa)
Stretta di mano con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (Ansa)

BOSSI OGGI - Dopo gli scandali ha provato a ricandidarsi alla segreteria della Lega, ma è stato sonoramente sconfitto da Matteo Salvini che, dimostrandogli rispetto e deferenza, lo ha riportato a Palazzo Madama. Ma il senatùr non digerisce la trasformazione della "sua" Lega in un partito nazionalista e sovranista.

Le critiche al ministro dell'Interno non mancano. Anche sui famosi 49 milioni, il senatùr ci tiene a chiarire: "Quando ho lasciato io il partito, c'erano".

E ancora: "Quelle sui respingimenti sono solo chiacchiere: non è possibile se non li rivogliono indietro", frase profetica e condivisibile, visto che Salvini sui rimpatri non sta facendo più dei suoi predecessori.

Poi l'invito a Salvini affinché non cerchi i voti dei naziskin, e altri attacchi anche pesanti.

"La base non vuole più Salvini, non vuole uno che parla di partito nazionale", disse nel 2016, ma non aveva ragione, perché quella base l'attuale vicepremier l'ha allargata a dismisura.

Nel 2017 gli ha dato del "nazionalista fascista" e, subito dopo il voto del 2018 e il no della Lega a Romani presidente del Senato, una frase choc: "Salvini ha parlato prima di pensare. Se per colpa sua saltavano le autonomie di Lombardia e Veneto lo appendevano in piazza come il suo amico Mussolini".

Il ministro, dal canto suo, incassa con sofferenza. A volte risponde con ironia, ma mai attacca frontalmente il senatùr, e neanche lo espone alla pubblica gogna sui suoi profili social, come fa con molti altri. Perché per uno cresciuto a pane e Lega (e oggi anche un po' di Nutella) Umberto Bossi merita solo rispetto.

Davide Lombardi

(Unioneonline)

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