CULTURA

la voce della sicilia

Vita, opere e battaglie dell'ultimo "contastorie"

L'infanzia in Sicilia, la cacciata dal collegio, il Pci, la Rai. Il primo Montalbano (1994) che l'ha proiettato nel gotha della narrativa. E le frecciate, senza sconti, a Berlusconi e Salvini

Il mondo della letteratura piange Andrea Camilleri, morto all'età di 93 anni.

Con lui se ne va una delle voci più genuine della narrativa italiana. Uno degli ultimi "contastorie", come si era definito lui stesso, uno scrittore capace di raccontare come pochi la Sicilia e, attraverso di essa, le sue tradizioni, i suoi usi, i suoi vizi, le sue virtù e le sue "macchiette", l'Italia intera.

Chi era Andrea Camilleri? La sua vita parla per lui.

LA GIOVENTÙ - Nasce a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925. Suo padre era un impiegato portuale, entusiasta dell'avvento del fascismo, tanto da partecipare alla marcia su Roma.

Giovanissimo, frequenta il collegio vescovile, ma dura poco: tira uova a un crocifisso e viene cacciato.

Ripiega sul liceo classico e ottiene la maturità d'ufficio, a causa della situazione in Sicilia, devastata dalla Seconda guerra mondiale e dai bombardamenti.

Alla fine del conflitto, a soli vent'anni, si cimenta col teatro: regista e sceneggiatore.

IL TEATRO E L'AMORE - Poi si iscrive all'università: Lettere, a Palermo, ma non si laurea.

Continua però a scrivere: racconti, poesie, soggetti teatrali. E si iscrive al Partito Comunista e all'accademia d'arte drammatica Silvio d'Amico di Palermo. E stavolta il pezzo di carta lo ottiene, nel 1952.

Non prima, però, di mettere su famiglia. Nel 1947 si sposa con Rosetta Di Siesto, l'amore della sua vita ("È a lei che devo tutto"), che gli darà tre figlie.

LA RAI - Nel 1954 anni dopo vince un concorso per lavorare alla Rai, a Roma. Ma non ottiene il posto, perché, dirà, "ero comunista". In realtà entra a viale Mazzini due anni dopo.

Negli anni Cinquanta e Sessanta cura, come delegato alla produzione, alcuni sceneggiati di successo, tra cui, e qui la sua vita inizia a tingersi di giallo, "Le inchieste del commissario Maigret", con protagonista Gino Cervi.

Lo scrittore (Ansa)
Lo scrittore (Ansa)

I ROMANZI - Negli anni Settanta esordisce come scrittore di romanzi: la sua prima fatica è "Il corso delle cose", che pubblica a pagamento.

Nel 1980 arriva "Un filo di fumo", che esce per i tipi di Garzanti e che è la sua prima opera ambientata nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigata.

Il primo racconto con protagonista il commissari Montalbano è invece del 1994. Si intitola "La forma dell'acqua" ed esce per Sellerio, come tutti gli altri.

Ed è un successo, cui ne seguono altri cinquanta. Le avventure del commissario diventano anche una serie televisiva, che tiene incollati allo schermo milioni di telespettatori.

E Camilleri diventa, oltre che uno degli scrittori simbolo della Sicilia, quella vera, legata alla terra e alle tradizioni, uno dei giallisti più noti, acclamati e celebrati della storia della narrativa italiana.

GLI ULTIMI ANNI - Negli ultimi anni diventa Cavaliere della Repubblica italiana (nominato da Carlo Azeglio Ciampi) e fa incetta di premi letterari e lauree honoris causa.

E ancora: torna al teatro per dialogare con l'indovino Tiresia, scrive di grandi pittori - Caravaggio, Guttuso, Renoir - e diventa, forse del successo in libreria e in televisione e della sua schiettezza, esperienza e lucidità, una delle voci più autorevoli e ascoltate della cultura italiana, prendendo anche posizioni sui fatti politici e sociali.

In questo mese non ha mai ripreso conoscenza (Ansa)
In questo mese non ha mai ripreso conoscenza (Ansa)

LA POLITICA - Anti-berlusconiano convinto (definì il Cavaliere "un Don Chisciotte che riesce a convincere gli altri che non sta combattendo contro i mulini a vento"), nel 2009 prova, senza riuscirci, a creare un "Partito dei senza partito" con Antonio Di Pietro e Paolo Flores d'Arcais, rimasto lettera morta).

Malato e ormai quasi cieco, non rinuncia, nonostante tutto, a dire la sua, in tv e sui giornali.

Tra le sue ultime prese di posizioni, quella - veemente - contro la politica di chiusura all'accoglienza portata avanti dal Viminale guidato da Matteo Salvini.

"Ci tengo a dire: non in mio nome. Questa è politica nazista e non voglio essere complice", aveva tuonato a gennaio, a proposito dei porti chiusi e degli sgomberi dei centri di accoglienza.

Me non le risparmiò nemmeno al Pd e ai grillini. "Renzi e M5s sono cadaveri, fuori dalla storia", ebbe a dire, intervistato da alcuni studenti siciliani.

LA (NON) PAURA DELLA MORTE - Sempre determinato e sempre calato nella realtà, insomma. E sempre lucido, in barba ai problemi di salute e nonostante il pensiero della fine lo accompagnasse ormai da tempo.

Questo perché, assicurò lui stesso, "non ho paura di niente, neanche della morte, perché non ho rimpianti e ho avuto una vita fortunata".

(Unioneonline/l.f.)

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