CRONACA - MONDO

Coste, parla l'uomo del Qatar: "I 300 metri non siano tabù"

PORTO CERVO - "Al Qatar non interessa cementificare. La cifra della Costa Smeralda è e resterà l'esclusività. Ma non credo che si possa far crescere il turismo in Sardegna senza alcun intervento nella fascia dei 300 metri dal mare". A Mario Ferraro non fa difetto il parlare chiaro, né lo spaventano eventuali critiche. Lui del resto, da amministratore delegato della Smeralda Holding (la società con cui il Qatar controlla il patrimonio immobiliare della Costa Smeralda), è pagato dagli emiri per far funzionare come un Rolex il sistema Porto Cervo: quel mondo parallelo in cui può capitare di trovare riuniti, nello stesso albergo, una decina tra i cento personaggi più ricchi del pianeta.

In questa cornice, non è difficile credergli quando dice che non ama gli ecomostri sul mare: "Se qui attorno costruisci mega-alberghi, poi non puoi certo far pagare certe nostre camere quattromila euro a notte», ragiona. «Ora puntiamo a destagionalizzare. Ma vogliamo sapere che cosa si può fare".

Per questo seguite con tanta attenzione le vicende della legge urbanistica?

"Non solo per i nostri interessi. Gran parte del futuro sviluppo turistico dell'Isola dipenderà da quella legge".

Perché mai?

"Perché può consentire una strategia di sviluppo. Senza quello strumento potremo avere una crescita, ma non organizzata strategicamente. Non quello che serve per evitare che il turismo rappresenti solo il 5% del Pil della Sardegna".

Che strategia immagina?

"Le scelte estreme non vanno mai bene. Un'offerta turistica eccessiva, un modello come Ibiza o la Sicilia, non l'approverei. Ma neppure l'estremo opposto".

In Sardegna secondo lei siamo all'estremo opposto?

"Io penso solo che sia sbagliato dire "mai più un metro cubo nella fascia dei 300 metri dal mare perché si ruba il futuro ai sardi". Senza una crescita del turismo, che cosa resterà per il futuro dell'Isola? Vogliamo portare quel 5% magari al 30? E allora serve qualche intervento vicino alle coste".

Quindi lei non crede al turismo nelle zone interne.

"Ci credo molto, ma integrato con quello costiero, che è il richiamo per venire in Sardegna. Il Ppr, che voleva spingere per il turismo nell'interno, non mi sembra che abbia ottenuto risultati".

Lei si professa favorevole alla tutela dell'ambiente: ma dicendo queste cose farà infuriare gli ambientalisti.

"Ma sono il primo a dire che le zone non compromesse devono essere protette. Di più: secondo me bisogna studiare la costa metro per metro, e dove ci sono aree incontaminate ci mettiamo una riserva naturale. Tutelate per sempre. Ma se costruisco un albergo a Porto Cervo, dove ci sono già case e hotel, che cosa sto compromettendo?"

A proposito: quando lei è stato ricevuto dalla commissione Urbanistica del Consiglio regionale, si è detto che volete costruire due nuovi alberghi in Costa Smeralda.

"La mia era una risposta da tecnico a una domanda generica: che cosa manca secondo lei all'offerta turistica della zona? Ho detto: un albergo grande ma di fascia meno alta, per le famiglie, e uno per il turismo congressuale. Non ho detto che vogliamo costruirli noi".

Non sono nei vostri piani?

"Mi sta chiedendo se ho i progetti nel cassetto? No, niente di simile. A noi ora interessa allungare la stagione, con interventi senza nuove cubature negli hotel Cervo, Pitrizza, Romazzino. Spa, nuovo design delle camere affidato a tre architetti tra i migliori del mondo, come aveva fatto l'Aga Khan".

Se la nuova legge vi consentisse di costruire nuove strutture, cosa fareste?

"Parleremmo con Comune e Regione per capire quale sviluppo vogliono promuovere, e faremmo le nostre valutazioni. Ma stia tranquillo, se anche autorizzassero dieci alberghi nel paradiso di Liscia Ruja non li costruiremmo di certo".

E il vecchio Masterplan?

"Non è in campo. C'erano tante cose, forse troppe, comunque non più attuabili e non di nostro interesse".

I vostri alberghi hanno già attuato gli incrementi volumetrici dei piani casa?

"Quei tre che ho nominato, sì. Il Cala di Volpe no, lo faremo se lo consentirà la legge urbanistica. Ma sempre con interventi misurati, a bassissimo impatto ambientale, nel nostro stile. Anzi: perché la legge non promuove, su questo esempio, uno "stile Sardegna"?"

Che cosa intende?

"Che potrebbe dettare degli standard architettonici per garantire un'immagine riconoscibile in tutto il mondo. Come accade in altri posti: pensi a Mykonos. Io sono di Capri, lì il regolamento edilizio prescrive pure come devono essere le maioliche dei numeri civici".

Rischierebbe di danneggiare gli imprenditori che non hanno i soldi del Qatar.

"Non necessariamente. Un unico stile architettonico potrebbe favorire le imprese locali, che si specializzerebbero e potrebbero valorizzare i materiali sardi".

Quanti dipendenti avete in Costa Smeralda?

"In piena stagione, contando anche il cantiere, la Marina e le altre attività, circa 1.300 lavoratori".

E quanti sono i sardi?

"Il 95%. Se parliamo di forniture, è sardo il 70% dei prodotti che acquistiamo".

Dopo gli ampliamenti degli hotel avete registrato un allungamento della stagione?

"Il piano casa aveva finalità diverse, anzitutto abbiamo registrato un incremento del fatturato e un 20% in più di dipendenti: ma sì, anche un certo allungamento della stagione. Le spa e gli altri interventi aiuteranno molto in questo senso".

E ci saranno benefici anche con le assunzioni?

"Guardi, se costruisco dieci camere in più creo, forse, un posto di lavoro. Se con la stessa volumetria faccio una spa, ne creo da 10 a 20. Quelle che realizzeremo noi potrebbero crearne 25".

Se la legge urbanistica non venisse approvata, per voi sarebbe un danno?

"Per la Sardegna, direi. La legge può avere un ottimo impatto sull'economia. Purché rimanga così com'è".

Lo ha detto a Pigliaru?

"Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. L'anno scorso dovevamo organizzare un incontro con l'emiro al Thani, ma poi non se n'è fatto niente".

Sa com'è, ogni tanto girano voci di scambi tra la Costa Smeralda e il via libera all'ospedaleMater Olbia.

"Ma quando mai. Noi col Mater Olbia non c'entriamo proprio niente".

Perché dice che la legge deve rimanere così com'è?

"Eliminare l'articolo 43 (sui progetti di grande interesse economico, ndr ) precluderebbe quella possibilità di sviluppo strategico di cui parlavo".

Ma c'è il timore che lasciare discrezionalità alla Giunta, o al Consiglio, apra la via a interessi particolari, favori. Magari corruzione.

"Cose che esistono anche senza l'articolo 43, purtroppo. Si potrebbe comunque creare una cabina di regia, sul modello delle conferenze di servizi, in modo che la decisione non sia affidata a un solo soggetto".

Tempo fa lei ha accennato a una perdita di entusiasmo da parte degli emiri per gli investimenti in Sardegna.

"Quella fase è superata. Ma, certo, fa un po' paura pensare di investire qui senza un quadro normativo definito. Servono leggi certe e chiare, a quel punto faremo le nostre valutazioni".

Giuseppe Meloni

© Riproduzione riservata

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