Migrante assassinato in Calabria: c'è un agricoltore indagato
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Ottimisti. Gli inquirenti che indagano sul omicidio del sindacalista maliano di 29 anni, Sacko Soumayla, si definivano così questa mattina.
E infatti, nel pomeriggio è arrivata la svolta nelle indagini: i carabinieri di Tropea hanno notificato a un uomo del posto un "avviso di persona indagata", emesso dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia.
Si tratta di un agricoltore di mezza età, incensurato e residente in zona, che verrà sottoposto alla prova dello stub, l'esame che serve per accertare residui di polvere da sparo sulle mani o sui vestiti.
Al momento l'uomo, che è nipote di uno dei soci dell'azienda proprietaria della ex fabbrica dove è avvenuto il delitto, non ha ancora fornito alibi o spiegazioni. Mentre l'arma del delitto non è stata trovata.
Il pool, coordinato dal procuratore di Vibo Valentia Bruno Giordano, in mattinata aveva confermato che dietro l'assassinio avvenuto sabato sera nella località di San Calogero non c'è alcun movente razzista, mentre si diceva certo che in pochi giorni il caso che ha sconvolto l'Italia verrà risolto.
"Chi ha sparato – ha spiegato – lo ha fatto per dimostrare che dentro la fabbrica abbandonata nessuno avrebbe dovuto mettere il naso. Anche se al momento ci sono sconosciuti gli interessi che girino attorno a quell'area".
Eppure, come sottolineava il procuratore, "lì sono stati sotterrati rifiuti tossici, rendendo comunque pericolosa tutta la zona".
Intanto, però, la vicenda di Soumayla è divenuta un vero e proprio caso politico.
L'accusa rivolta agli esponenti del governo da più parti è quella di essere rimasti in silenzio sull'omicidio.
Come ad esempio ha sottolineato ieri, sia su Facebook che nella copertina del suo Tg7, il direttore Enrico Mentana.
"Per correttezza - scrive lui - vi riporto cosa hanno detto il premier Conte, il ministro del Lavoro e quello degli Interni, tutti direttamente attesi, per le loro competenze, nel giudizio sulla vicenda: neanche una parola".
Mentre oggi, ritornando sul caso afferma su Facebook: "Mi dispiace e mi sorprende il perdurare del silenzio del governo sul caso Sacko. Innanzitutto perché il premier viene da una zona, il Foggiano, in cui il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei migranti nella raccolta agricola è altrettanto grave e radicato che nella zona di Rosarno. Ma anche perché il ministro Salvini - come a molti sfugge - è stato eletto proprio in Calabria, e il movimento del ministro del lavoro Di Maio ha ottenuto in quella regione oltre il 43% dei voti. Spero che oggi almeno Conte, nel discorso alle Camere, faccia un doveroso riferimento alla vicenda, prima che diventi l'ennesimo tema di botta e risposta tra opposizione e maggioranza, il primo a ruoli invertiti".
Della stessa opinione anche il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina. Che, sempre su Facebook, attaccava: "Sono passati due giorni dalla tragica morte di Soumaila Sacko. Ancora nessuno del Governo ha preso parola. Solo indifferenza. A questo punto spero che questa mattina il Presidente Conte metta fine a questo vergognoso silenzio. In Italia ci sono ancora razzisti da sconfiggere e nuovi schiavismi da combattere senza sosta. Altro che 'fine della pacchia'. Qui la prima cosa da fare è sconfiggere l'indifferenza delle istituzioni".
(Unioneonline/DC)
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