Rinnovabili, le mega batterie da mille megawatt invadono mezzo Campidano
Progetti nelle terre incolte di Selargius, Quartucciu, Settimo e Uta. Ira di sindaci e comitati: «Rischio di nubi tossiche in caso di roghi degli impianti al litio»Un impianto “Bess” (Archivio)
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La denuncia arriva dal Comitato “No Tyrrhenian Link” di Selargius, sul cui territorio, assieme a quelli di Settimo, Quartucciu e Uta, sta per essere installata una robusta concentrazione di sistemi di accumulo elettrochimico (Bess). Una bomba ecologica da mille megawatt sta per assalire il territorio del Campidano e non solo.
Cinque piani
I progetti per la creazione di questi poli di accumulo con l’utilizzo di sistemi al litio sono cinque: il più grosso sarebbe quello di Uta, nell’area tra il carcere e la riserva di Monte Arcosu, di fatto alle porte di Cagliari, con 478 megawatt di accumulo, 784 container con una capacità di 36 tonnellate ciascuno, carichi di litio, a cura della Urus Storage. Ma anche a Selargius le multinazionali hanno fatto le cose a puntino: la W Selargius S.r.l. (in voltura da Whysol-E Sviluppo S.r.l.) installerà (il progetto è già autorizzato) 100 container prefabbricati di batterie al litio, 25 container per il sistema di conversione e 50 trasformatori per una potenza di 150 megawatt. Atena Storage S.r.l. ha invece presentato sempre su Selargius un progetto da 200 megawatt. Energy Q1 Bess S.r.l. costruirà a Quartucciu un impianto di accumulo autorizzato: il sistema, tuttavia, è parte integrante si collega alla stazione elettrica di Selargius. «Il suo cavidotto è oggetto di segnalazioni per il passaggio sopra un vecchio deposito di rifiuti pericolosi, tra cui amianto», dice Ivan Monni, attivista del Comitato “No Tyrrhenian Link”. «Alcuni cittadini hanno presentato l’estate scorsa un’istanza in autotutela contro i rischi di questo intervento». Il quinto impianto è a Settimo, ma Frv Italia S.r.l. lo ha progettato per collegarsi all'infrastruttura del Tyrrhenian Link a Selargius.
Il comitato
«Queste batterie sono soggette a roghi e sorgeranno in un'area caldissima in estate, dove le temperature elevate rappresentano un fattore critico che può innescare la fuga termica», prosegue Monni. «Quegli stessi territori sono già soggetti a rischio idrogeologico e al pericolo di incendi, solo l’estate scorsa ne sono divampati quattro, complici le estreme temperature estive. La popolazione è quindi esposta a un pericolo inaccettabile. Una nube tossica generata a Selargius minaccerebbe l'intera area cagliaritana e il Campidano».
I rischi
È risaputo che il rischio principale a lunga distanza è legato alla nube di gas altamente tossici, infiammabili e cancerogeni rilasciati durante la combustione o il "venting" delle batterie al litio. «Tra queste sostanze letali figurano l'acido fluoridrico, il monossido di carbonio e il cianuro di idrogeno. La dispersione di queste sostanze nell'atmosfera può rendere necessaria la protezione della popolazione anche a chilometri di distanza dal punto di origine del rogo».
I sindaci
Preoccupati i sindaci. Il primo cittadino, Giacomo Porcu, argomenta: «Alla luce delle peculiarità di questi interventi pretendiamo un importante coinvolgimento di Comune, Città metropolitana, Regione e ogni Ente o agenzia competente che, nel confronto con il Ministero, possa blindare ogni ragionamento sul binario della sicurezza per il territorio delle popolazioni. Non possiamo consentire che questi aspetti vengano in alcun modo sottovalutati, date anche le vulnerabilità delle aree coinvolte: dal rischio idrogeologico a quello per gli incendi passando poi per la tutela di un compendio tra i più importanti al mondo da un punto di vista naturalistico essendo vicina al Parco del Gutturu Mannu e alle zone umide». Anche Gigi Concu, sindaco di Selargius, farà pressioni sugli enti preposti: «Solo Selargius è destinata ad ospitare una potenza autorizzata o in fase di pianificazione di 350 megawatt. Queste batterie Bess potrebbero comportare incendi in un'area nella quale in passato si sono già verificati incendi durante il periodo estivo caratterizzato da temperature elevate». Il sindaco di Quartucciu Pietro Pisu poi ricorda: «Si tratta di progetti che non sono stati concordati con le comunità e che quindi alimentano timori sul rischio di inquinamento. Aggiungo poi che in territori come quello di Quartucciu, ad alta densità di aree archeologiche, potrebbero causare pure danni al paesaggio». Chiude il sindaco di Settimo, Gigi Puddu: «Cercheremo di capire le ricadute sull’ambiente», spiega: «Di sicuro siamo contro le scelte calate dall’alto».
