Pechino. Dal Medio Oriente al Venezuela, passando per l’Ucraina e il Golden Dome, il vertice a Pechino tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo “vecchio amico” Vladimir Putin si conclude con una serie di messaggi che, più o meno esplicitamente, fanno capire agli Stati Uniti che l'asse tra il Dragone e Mosca regge.
La denuncia
Magari non «a un livello senza precedenti», come rivendica lo zar, ma sicuramente abbastanza da far passare quasi in secondo piano la visita del capo della Casa Bianca nella capitale cinese, conclusa appena quattro giorni fa.
In quell’occasione i toni di Pechino erano stati più concilianti. Ora invece Xi parla apertamente di un «ordine internazionale pericolosamente vicino alla legge della giungla». Nella dichiarazione congiunta tra il leader cinese e quello russo arriva nero su bianco la stoccata agli Usa, con la denuncia di «attacchi militari traditori contro altri Paesi», «l’uso ipocrita dei negoziati come copertura» e «l'assassinio di leader di Stati sovrani».
Su Caracas, poi, si stigmatizza «il rapimento sfacciato di leader nazionali per processarli». Ma c'è di più. Cina e Russia tornano ad attaccare il progetto statunitense del Golden Dome, il sistema di difesa missilistica globale che comprende anche l'intercettazione di vettori nello spazio, definendolo una «minaccia alla stabilità strategica». Quella stabilità che, invece, Mosca e Pechino rivendicano di incarnare.
Una relazione che, nelle parole di Xi, resta «indissolubile» grazie alla «fedeltà incrollabile e al coraggio dimostrato in tempi difficili».
L’energia
Quest'anno ricorrono i 30 anni della partnership strategica tra i due Paesi e il 25° anniversario del Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione. Eppure tra Cina e Russia non è tutto perfetto. Nonostante un cerimoniale che ha ricalcato quasi alla perfezione quello riservato a Trump, alcuni nodi restano irrisolti. Cina e Russia firmano 40 documenti, ma manca l'intesa sul punto economicamente più importante della visita: il Power of Siberia 2. Sul gasdotto che dovrebbe trasportare circa 50 miliardi di metri cubi di gas all'anno verso la Cina, passando per la Mongolia, il Cremlino parla solo di convergenza «sui principali parametri». Forte di forniture ormai diversificate, il Dragone continua a negoziare da una posizione di forza e punta a ottenere sconti sul gas russo.
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