la tragedia

Maldive, recuperati gli ultimi due corpi 

La legale del tour operator: i sub italiani non erano abilitati all’immersione in grotta 

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Malè. A quasi una settimana dalla strage dei cinque sub italiani alle Maldive, gli ultimi due corpi sono stati recuperati nelle profondità marine a 60 metri: nella giornata di ieri il team di soccorso finlandese ha riportato in superficie anche le salme della ricercatrice 31enne Muriel Oddenino e della 22enne Giorgia Sommacal.

Restano però ancora tante le incognite da sciogliere sulle cause di quanto accaduto nelle grotte dell'atollo di Vaavu. Ad aggiungere in queste ore ulteriori dettagli sul gruppo che lo scorso 14 maggio si è immerso senza più fare ritorno è l'avvocata Orietta Stella, legale del tour operator Albatros Top Boat, che aveva venduto il pacchetto per la crociera scientifica subacquea: le sue dichiarazioni riaprono la riflessione su quale tipo di autorizzazione avessero gli italiani.

«Forse si sono smarriti»

«Per me, allo stato attuale, e da quello che so, dai documenti che abbiamo, dalle dichiarazioni che fanno quando dicono delle proprie abilità, nessuno di loro aveva un brevetto “full cave”, che significa penetrazione in grotta. Per andare dove quei corpi sono stati poi ritrovati era necessario quel tipo di abilitazione per qualsiasi didattica», spiega da Malè l'avvocata, che azzarda la sua personale ipotesi sull'incidente: «Probabilmente si erano persi, ma questa è solo una mia opinione».

Si tratta di valutazioni che stridono con quanto è stato detto invece negli ultimi giorni da Carlo Sommacal, che in questa vicenda ha perso sua figlia Giorgia e la moglie Monica Monfalcone, docente all'università di Genova: «Lei era una sub esperta e aveva tutti i brevetti», ha sempre ribadito l'uomo, escludendo qualsiasi comportamento imprudente. A quanto emerso finora, però, i sub avevano semplici bombole ad aria, di solito utilizzate per un “assetto ricreativo”, e non con la miscela nitrix, che avrebbe consentito al gruppo di rimanere in acqua più a lungo senza controindicazioni: di sicuro l'eventuale mancanza di un equipaggiamento adeguato al tipo di immersione potrebbe essere stata determinante.

Sembra invece tramontare l'ipotesi di un effetto risucchio (il cosiddetto “effetto Venturi”), visto che almeno quattro vittime sono state ritrovate in una cavità raggiungibile solo attraverso uno stretto cunicolo. Ma adesso che tutti i corpi sono a disposizione delle autorità, nuovi elementi potrebbero raccontare il motivo della morte dei cinque sub. Ad essere acquisite per le indagini, oltre alle bombole, ci sono ora telecamere go pro, erogatori e orologi: una parte di questi oggetti era già stata recuperata dai cadaveri di Monica Montefalcone, del biologo Federico Gualtieri e del capobarca Gianluca Benedetti.

L’indagine in Italia

Il team di sommozzatori finlandesi, durante le attività di recupero, avrebbe notato anche pezzi di sagole, ovvero delle cime di corda spezzate, mentre non è ancora chiaro se ci siano stati problemi con le torce in quegli anfratti dove il rischio di perdere l'orientamento è molto alto. E la missione del team di sub speleologi non è ancora terminata. I tre dovrebbero fare quella che sarà con ogni probabilità l'ultima immersione operativa: torneranno sul sito per rimuovere sagole guida e attrezzature operative installate all'interno del sistema di cavità durante le operazioni di recupero, ripristinando l'ambiente e rimuovendo, ove possibile, le tracce dell'intervento umano.

«Considerata l'indagine tuttora in corso - sottolinea Dan Europe - questa fase assume ulteriore importanza. Il team tenterà inoltre di documentare e mappare alcune sezioni della grotta, condividendo le informazioni raccolte con le autorità maldiviane». La settimana prossima, su disposizione della Procura di Roma, sarà invece eseguita in Italia l'autopsia sul corpo di Gianluca Benedetti, l'uomo che ha guidato l'immersione risultata fatale. I pm di piazzale Clodio procedono per il reato di omicidio colposo contro ignoti. Gli inquirenti acquisiranno l'attrezzatura utilizzata.

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