Napoli. Ora che il pericolo è scongiurato e la notte di terrore è alle spalle, resta il monito di cui tenere conto: fare presto con la riqualificazione di Scampia. Sono le 22.30 di martedì nel quartiere napoletano, cui un ambizioso progetto di riqualificazione urbanistica (433 nuovi alloggi) vuole cancellare l'etichetta di Gomorra, quando una porzione della Vela rossa in corso di abbattimento crolla, andando a lambire l'edificio più vicino abitato. «Come una bomba, peggio di un terremoto», raccontano gli abitanti del palazzo investito da una valanga di macerie, sei-sette piani della vecchia Vela rossa. Se a cedere fosse stato un piano in più probabilmente sarebbe stata una tragedia. Trecento in tutto le persone sfollate e fatte progressivamente rientrare col passare delle ore. A metà giornata una cinquantina quelle ancora in attesa di tornare a casa. Ma soprattutto, nessun ferito.
Delle sette Vele di Scampia realizzate tra gli anni '60 e gli anni '70 secondo un progetto avveniristico, sono cinque quelle già abbattute. La rossa è in fase di demolizione da dicembre, la sesta di sette da buttare giù, mentre la Vela celeste sarà risparmiata dalle ruspe per ospitare uffici pubblici. Proprio la Vela Celeste nel mese di luglio di due anni fa subì il cedimento di un ballatoio. Allora persero la vita tre persone mentre altre undici rimasero ferite. Con il crollo di martedì si è rischiato di fare il bis.
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