Alta tensione

Irride gli attivisti della Flotilla, bufera sul ministro di Tel Aviv 

«Benvenuti in Israele» alle persone bendate e in manette L’ira di Mattarella e Meloni, anche Netanyahu si dissocia 

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Questa volta Israele ha «superato la linea rossa». O meglio, lo ha fatto il suo ministro più oltranzista, Itamar Ben Gvir. A far traboccare il vaso della pazienza internazionale è stato il video che il responsabile della Sicurezza del governo Netanyahu ha diffuso sui suoi social: «Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo. «Benvenuti in Israele, questa è casa nostra», ha affermato mentre, bandiera israeliana in pugno e ghigno di derisione, attraversa un hangar del porto di Ashdod.

Lì sono stati radunati gli oltre 400 attivisti della Globlal Sumud Flotilla, tra cui una trentina di italiani, fermati la sera prima in acque internazionali al largo di Cipro e della Striscia di Gaza, dove erano diretti nel tentativo di rompere, come le missioni precedenti, il blocco israeliano e portare aiuti umanitari. Le immagini con decine di persone bendate e inginocchiate, le mani legate e la faccia a terra, hanno suscitato lo sdegno di mezza Europa, a partire dall'Italia.

Sdegno italiano

Un «trattamento incivile» che «tocca un livello infimo di un ministro del governo di Israele», sono le parole, durissime, del presidente Sergio Mattarella. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno deciso di prendere subito posizione e convocare l'ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, per «pretendere le scuse» dello Stato ebraico e richiedere l'immediato rilascio degli italiani. A prendere posizione a nome del Consiglio regionale sardo anche il presidente Piero Comandini: «Israele deve rispettare il diritto internazionale ma soprattutto non deve ledere la dignità umana. Il Governo, davanti ai maltrattamenti subiti dai manifestanti della missione umanitaria verso Gaza, deve agire senza indugi. Non si può assistere a questo scempio dei diritti umani». Solidarietà dell’Assemblea «per i manifestanti», di cui Comandini ha auspicato «l’immediata liberazione».

Dall’Ue all’America

Anche Francia, Canada, Olanda, Belgio e Spagna hanno convocato gli ambasciatori di Tel Aviv nei rispettivi Paesi definendo, quasi all'unisono, «inaccettabili» le immagini e l'umiliazione riservata agli attivisti. Il Regno Unito si è detto «inorridito» e ha chiesto spiegazioni. Anche l'Ue, per voce della Commissaria alla gestione delle emergenze Hadja Lahbib, si è schierata con gli arrestati: «Non sono criminali. Ma persone che cercano di portare del pane a chi ha fame. Nessuno dovrebbe essere punito per aver difeso l'umanità», ha scritto su X invocando il rispetto del diritto internazionale umanitario. Perfino l'ambasciatore dell'alleato di ferro, l'americano Mike Huckabee, pur definendo la Flotilla «una stupida bravata» ha condannato gli «atti spregevoli» di Ben Gvir, accusandolo di aver «tradito la dignità della sua Nazione».

Caos interno

Le proteste sembrano isolare sempre più Benyamin Netanyahu, finora sopravvissuto all'indignazione internazionale di fronte alle stragi di decine di migliaia di civili a Gaza, dopo il massacro del 7 ottobre da parte di Hamas. Il premier israeliano era riuscito a superare indenne anche le precedenti reazioni muscolari di Tel Aviv rispetto alle diverse missioni della Flotilla, con altri abbordaggi in mare, arresti ed espulsioni. Ma stavolta, sebbene la premessa valga un’autodifesa nazionale, ha preso le distanze da Ben Gvir, uno dei ministri che tiene in piedi il Governo: «Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie di sostenitori di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui Ben Gvir ha trattato gli attivisti non è in linea con i valori e le norme del nostro Paese». Netanyahu ha comunque dato ordine «di espellere i provocatori il prima possibile», in risposta allo stesso ministro che, nel video, gli aveva chiesto di consegnarglieli «a lungo» per «metterli nelle carceri dei terroristi». Ancora più irritato del premier è stato il titolare degli Esteri, Gideon Sa'ar: «Tu non sei il volto di Israele», gli ha rinfacciato in un post su X in cui ha definito la parata trionfante di Ben Gvir ad Ashdod, col sottofondo di inno nazionale, «vergognosa performance» con cui il ministro ha «consapevolmente arrecato danno al Paese». E ancora: «Hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e di successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati dell'Idf ai dipendenti del ministero degli Esteri e molti altri ancora». Sa'ar è un esponente del Governo che lavora anche alla reputazione dello Stato ebraico agli occhi del mondo.

La controreazione

Ma Ben Gvir, leader di Potere ebraico, non è sembrato pentito né intenzionato a fare un passo indietro. «Israele ha smesso di essere un bambino che prende schiaffi – ha replicato a Sa'ar sempre su X –. Non porgeremo l’altra guancia». La sua storia è nota. Il ministro, anti palestinese da sempre, vuole l’annessione della Cisgiordania e invoca il ritorno di Israele a Gaza. Vuole inoltre occupare di nuovo la Striscia (è stato così per quasi quarant’anni) e ricostruire le colonie che Ariel Sharon fece evacuare nel 2005. L’allora premier israeliano fu il protagonista dello storico “disimpegno” che consegnò il territorio all’Autorità palestinese.

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