Budapest

Vance da Orban: «Ci difendi dai burocrati Ue» 

Il sostegno elettorale del vicepresidente Usa, Trump collegato al telefono 

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Budapest. Un taxi giallo si ferma sulla collina di Buda, a pochi passi dalla residenza di Viktor Orban. Tre turiste americane scendono, indicano il Ponte delle Catene tappezzato di bandiere a stelle e strisce e chiedono spiegazioni. «C'è JD Vance», risponde il tassista, prima di aggiungere a mezza voce: «Ma qui nessuno sa chi sia». Eppure è lui, il vicepresidente americano, l'uomo scelto da Donald Trump per sostenere Orban, l'alleato sovranista, nella sfida in salita del 12 aprile con il rivale Peter Magyar, un voto che potrebbe cambiare gli equilibri anche nell’Ue.

Il comizio

Atterrato a Budapest poco dopo le 10, il numero due della Casa Bianca ha seguito il programma: prima il bilaterale con Orban, poi l'attacco frontale all'Europa. «Sono qui per aiutare Orban il più possibile», ha chiarito prima di puntare dritto contro i «burocrati di Bruxelles», accusati di «un'ingerenza vergognosa» sul voto. Una linea rilanciata nel pomeriggio al comizio all'Mtk Sportpark con il premier, dove Vance ha tentato il colpo di scena: salito sul palco, ha composto il numero del tycoon. Qualche secondo di suspense, poi la voce del presidente Usa è arrivata, accolta dal boato di circa 5mila sostenitori di Fidesz e dal sorriso gongolante di Orban: «Viktor sta facendo un ottimo lavoro», ha detto.

L’appello

Poche ore dopo le minacce di Trump all'Iran, Vance in Ungheria ha messo in scena l'altra faccia della stessa strategia: la difesa della «civiltà occidentale» declinata come sostegno diretto a Orban, definito «uno statista raro in Europa», capace di «politiche virtuose sull'energia e per la pace in Ucraina», e con cui gli Stati Uniti condividono gli stessi valori «cristiani, di famiglia e libertà». Orban è l'alleato europeo più vicino al mondo Maga. Sul finale, in piedi l’uno accanto all'altro davanti alle telecamere, Vance e Orban hanno trasformato l'incontro nel «manifesto dell'amicizia ungherese-americana», descritta dal premier «l'età dell'oro» per le relazioni bilaterali.

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