Washington. Donald Trump rivendica su Truth un ruolo nel risultato elettorale di Benjamin Netanyahu, sostenendo di averlo aiutato a trasformare una possibile sconfitta in una «vittoria». Il presidente Usa punta a sfruttare il rapporto con l’alleato per ridisegnare il Medio Oriente, ma alla Casa Bianca si considera anche l’ipotesi di un cambio di leadership in Israele, che non comprometterebbe necessariamente i rapporti con Washington.
Trump condivide con Netanyahu l’obiettivo di proseguire l’azione contro l’Iran. Secondo Axios, dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre gli Stati Uniti potrebbero lanciare un’offensiva breve e intensa contro Teheran, colpendo leadership e infrastrutture. Una possibile sconfitta repubblicana potrebbe accelerare la decisione, secondo i critici del presidente, ma un nuovo conflitto rischierebbe di dividere il movimento Maga, contrario alle guerre all’estero, e di acuire le tensioni in Congresso, dove il sostegno a Israele è in calo trasversalmente ai partiti.
Anche l’opinione pubblica americana mostra distacco: secondo un sondaggio di Politico, circa due terzi degli intervistati non sapevano delle elezioni israeliane. Netanyahu raccoglie il 29% di giudizi negativi e il 22% positivi. Solo il 22% ritiene che senza di lui migliorerebbe l’immagine di Israele. Fanno eccezione i democratici progressisti: il 75% giudica ingiustificata la campagna israeliana a Gaza. Una loro eventuale affermazione alle midterm potrebbe cambiare sensibilmente l’atteggiamento del Congresso verso l’alleato storico.
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