Il caso

Trump, Meloni sceglie il silenzio 

Gelo di Palazzo Chigi dopo il nuovo attacco: «Non cadiamo nelle provocazioni» 

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La linea è il silenzio. A Palazzo Chigi per ora si sceglie di non rispondere al post con cui Donald Trump ha sferrato l’ennesimo attacco. Ma sarà difficile non leggere alla luce dell’episodio ogni gesto e parola, quando il presidente Usa e Giorgia Meloni nelle prossime ore si incroceranno alla cena dei leader Nato, e poi domattina nella sala del summit ad Ankara.

Il meme

La premier, assicurano i suoi, alla vigilia si è focalizzata sulla preparazione della due giorni in Turchia, con riunioni di governo sui dossier aperti, senza mai fare riferimento al tycoon. Sarà impossibile non parlarne nella consueta conferenza stampa di fine summit ma la strategia per ora è non dare peso al post. Però è pesante di per sé quel meme con il riferimento alla necessità di un ordine di restrizione, richiamo esplicito allo stalkeraggio, dopo le parole con cui Trump ha accusato la premier di averlo «implorato» al G7 per una foto. Una serie di attacchi personali che hanno scardinato ogni tentativo diplomatico di ricucire dopo le tensioni, che ora rendono lontane anni luce le immagini del vertice Nato di un anno fa, quando i due leader erano seduti assieme alla cena al Palazzo Reale a L’Aja e parlarono a lungo. Dalla “special relationship” al “restraining order needed”, la fiducia reciproca che c’era allora è svanita.

«I presidenti passano...»

Irritazione, incredulità, fastidio, si mischiano negli umori ai piani alti del governo. Bisogna andare avanti senza “cadere in provocazioni che non portano vantaggi a nessuno...”, il pensiero di Meloni raccolto da chi le ha parlato. E a Palazzo Chigi suscita perplessità l’ipotesi, che arriva da Washington, di un Trump adirato per impegni disattesi dalla premier: attacchi così violenti non sono stati riservati neanche allo spagnolo Pedro Sanchez. Subito dopo il post di Trump, e poi anche in mattinata, la premier ha parlato con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che poi ha detto: le dichiarazioni del presidente americano «si commentano da sole. Fin dall’inizio abbiamo detto che non avremmo risposto a dichiarazioni di questo tipo, quindi andiamo avanti. Siamo convinti che le relazioni transatlantiche vadano ben al di là delle singole dichiarazioni». Glissa Matteo Salvini: «Non commento più queste cose». E il ministro della difesa Guido Crosetto: «Nessuna reazione, la cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato fondamentale come gli Usa. Le persone passano ma i rapporti devono rimanere». Per tutto il giorno a Meloni sono arrivati messaggi di solidarietà e vicinanza. Dal presidente del Senato Ignazio La Russa, per «l’incomprensibile attacco di Trump», e da quello della Camera Lorenzo Fontana («Tra Paesi alleati il confronto deve fondarsi su rispetto, responsabilità e collaborazione». Ma anche dalle opposizioni. «Siamo tutti italiani, non possiamo accettare attacchi, minacce o insulti da capi di governo stranieri», dice la segretaria del Pd Elly Schlein, rimproverando però all’esecutivo di aver avuto «un atteggiamento molto schiacciato». E il leader M5S Giuseppe Conte: «Dobbiamo respingere al mittente le dichiarazioni di Trump, ma è certo che Meloni lo ha assecondato in tutto e adesso paghiamo le conseguenze».

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