Il caso.

Tagli ai Comuni montani, è rivolta 

I sindaci di Dorgali e Siniscola: qui ci sono il Supramonte e il Montalbo 

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I sindaci del Nuorese bocciano il nuovo piano del Governo ideato dal ministro delle Riforme Calderoli, che riduce i centri montani da 207 a 132 dal punto di vista amministrativo. Settantacinque i centri dell’isola interessati dal provvedimento che, nonostante il no nella conferenza Stato Regioni di Sardegna, Toscana, Umbria, Campania ed Emilia Romagna, è ormai cosa fatta col voto delle Regioni a trazione centrodestra. Diversi gli svantaggi per gli esclusi che non potranno beneficiare di importanti risorse per imprenditoria, crediti d’imposta per le abitazioni, fondi per imprenditori agricoli e forestali. Si aggiunge il rischio legato all’autonomia scolastica per i Comuni esclusi. Lo sanno bene i sindaci di Dorgali, Siniscola e Orosei, colpiti dal taglio e pronti a dare battaglia.

Il Supramonte

«Si tratta di un provvedimento assurdo - tuona la sindaca di Dorgali, Angela Testone - che mina l’autonomia di diversi Comuni fra cui il nostro, che stanno lavorando a diversi progetti di sviluppo, fra cui quello del parco di Su Suercone, con Orgosolo e Oliena, e ora vengono declassati da una misura che non tiene conto del fatto che pure noi abbiamo una montagna, chiamata Supramonte». Aggiunge: «È assurdo che di pari passo l’Unione Europa ci riconosca importanti risorse come comune montano mentre dall’altro lo Stato ci declassa. Il provvedimento va rivisto».

Il Montalbo

Dice il primo cittadino di Siniscola, Gianluigi Farris: «Ormai si pone il dubbio di che senso abbia fare i sindaci quando subiamo provvedimenti calati dall’alto senza la minima interpellanza o coinvolgimento in un tavolo. Il nostro è un Comune sì costiero, ma anche montano con 22mila ettari in cui ricade anche l’area del Montalbo, dove sono presenti diversi allevatori e imprese che ora non avranno più diritto a varie agevolazioni. Tutto ciò è inaccettabile».

L’Anci

Il provvedimento stona anche per Posada e Torpè. Critiche dai Comuni salvi, con i sindaci di Tonara (Pierpaolo Sau), Ortueri (Francesco Carta) e Sarule Maurizio Sirca che su Videolina parlano di «ennesima beffa per le piccole comunità sarde». Daniela Falconi, presidente di Anci e sindaca di Fonni, dice: «In Sardegna la “montanità” non si misura solo in metri di altitudine. Quote anche moderate coincidono spesso con isolamento, viabilità difficile, servizi sempre più lontani e territori che si svuotano. Applicare criteri rigidi, costruiti su modelli alpini, significa rischiare di cancellare dalla mappa istituzionale decine di Comuni che vivono condizioni reali di fragilità. Serve una classificazione realmente multidimensionale, che tenga insieme parametri territoriali, dati demografici e accessibilità ai servizi essenziali».

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