Camilla Mancini è tornata in Sardegna. Ma stavolta lei, che conosce bene la Costa Smeralda per averci trascorso tante estati tra Liscia Ruja e La Celvia con la famiglia e il celebre papà, l’allenatore di calcio ed ex commissario tecnico della Nazionale italiana Roberto, c’è tornata per lavoro.
«Di solito sbarco a Olbia, mentre stavolta sono atterrata ad Alghero, ed è bellissima: credo che ci tornerò per la bella stagione», esordisce la scrittrice, in tour nell’Isola con le sue prime opere: “Sei una farfalla” e “Libera di essere me”. Ieri, l’autrice classe 1997, che nel 2025 è stata ospite fissa del programma “Forum” su Rete 4, su invito personale di Barbara Palombelli che era rimasta colpita dai suoi libri, si è divisa tra Valledoria e Sassari, dove sono andati in scena i primi due incontri targati Éntula. Oggi alle 8.50 sarà su Radiolina, ospite di Francesca Figus, alle 10 sarà invece al Cineteatro Rex di Bono per il Festival Mens Sana organizzato dal Comune in collaborazione con Lìberos.
Com’è andata la “prima” in Sardegna da scrittrice?
«Benissimo! Ho toccato i temi di tutti e due i libri, focalizzandomi sull’ultimo, “Libera di essere me”. “Sei una farfalla” è un romanzo, la storia di Celeste che in parte è anche la mia, dove parlo di bullismo, salute mentale e il peso di portare un cognome famoso, mentre nell’altro, che amo definire memoir emotivo, parlo delle mie esperienze di vita, come faccio quando incontro i ragazzi».
Quanto è importante parlare di bullismo nelle scuole?
«È fondamentale. Purtroppo nel 2026 è ancora una piaga sociale. Se ne parla ancora poco, però noto delle differenze: quando avevo 7 anni io non c’era l’attenzione che c’è oggi, per questo ne parlavo solo a casa, con i miei genitori. Sono nata con una paresi facciale per delle complicanze che mia madre ha avuto durante il parto, ci convivo da sempre ma per diventare quella che sono adesso, una persona risolta, ho dovuto prendere il mio dolore e metabolizzarlo con un percorso di terapia. Per questo tengo tanto ai tour nelle scuole, con i quali racconto ai ragazzi che non sono tutti pronti a giudicarli, e che, invece, molti sono disposti ad accoglierli».
Come si trova nei panni della scrittrice?
«Attraverso la scrittura ho trovato il mio posto nel mondo: questi due libri sono i miei figli, la cosa più bella che abbia fatto finora. Ho sempre scritto, paure, emozioni, e mi è sempre stato detto, in famiglia e dagli amici, che ero molto brava e che avrei dovuto scrivere un libro. Finché è arrivato il momento in cui mi sono sentita pronta, e 8 mesi dopo “Sei una farfalla” è arrivato “Libera di essere me”. Sono stata brava a battere il ferro finché era caldo, insomma!».
Mai pensato di portare la sua esperienza a teatro?
«Il bullismo è un tema attuale, e vedere i miei libri trasformati in un progetto di questo tipo non mi dispiacerebbe. Avrei anche un’idea per la regia, che affiderei a Marco Ponti: è la prima persona che ha creduto in me, che ha letto il mio primo manoscritto e che mi ha presentato alla Mondadori. Sarebbe perfetto!».
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