Pescara. Stava studiando come fabbricare armi e ordigni chimici per compiere una strage in una scuola superiore di Pescara. Protagonista un diciassettenne pescarese, residente in provincia di Perugia, arrestato dai carabinieri del Ros.
Secondo quanto emerso dalle indagini, a ispirare il ragazzo sarebbero state le informazioni acquisite e condivise all’interno del gruppo Telegram “Werwolf Division”, ambiente virtuale di matrice suprematista in cui vengono esaltati attentati terroristici come quelli di Oslo e Utoya del 2011 e le stragi nelle moschee di Christchurch del 2019. Il giovane, secondo gli investigatori, diffondeva immagini, video, meme e sticker riconducibili ai cosiddetti “santi del terrore”, cioè gli autori di stragi di massa elevati a modello.
Accuse e indagini
Il diciassettenne è accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
L’operazione, coordinata dalla Procura per i minorenni dell’Aquila, si è sviluppata tra Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria e Toscana e ha coinvolto anche altri sette minorenni, nei cui confronti sono state eseguite perquisizioni nelle province di Teramo, Pescara, Perugia, Bologna e Arezzo. Tutti sarebbero inseriti in una rete internazionale di gruppi e canali social di matrice neonazista e suprematista.
Per chiarire i rispettivi ruoli sarà decisivo l’esame dei dispositivi elettronici sequestrati — smartphone e computer — mentre nel cellulare del giovane arrestato sono già stati trovati anche video e materiale pedopornografico. Un quadro definito dagli investigatori come un “sottobosco” di violenza e radicalizzazione, ritenuto estremamente pericoloso.
Network neonazista
L’inchiesta rappresenta l’approdo di un lavoro investigativo avviato a partire da precedenti indagini della Procura di Brescia, concluse nel 2025, su un network ispirato a ideologie neonaziste. A quanto risulta, il ragazzo non si limitava alla propaganda: stava raccogliendo documenti tecnici su armi da fuoco, sostanze chimiche e batteriologiche e manuali per il sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con una chiara finalità terroristica.
Dalle indagini emerge inoltre la partecipazione del minorenne a gruppi in cui si fa apologia della Shoah, dei crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanità, insieme alla diffusione di teorie improntate a maschilismo, misoginia e opposizione al femminismo.
«Tema drammatico»
Sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha richiamato l’attenzione sull’uso dei social da parte dei giovani. «È la conferma che dobbiamo affrontare il tema con grande attenzione — ha dichiarato — lavorando anche con le piattaforme per trovare soluzioni efficaci». Il ministro ha definito la questione «una grande sfida» e «un tema molto drammatico», sottolineando l’importanza di regole condivise, come il dibattito in corso sul limite di età per l’accesso ai social, generalmente fissato a 14 anni, pur riconoscendo le criticità legate alla tutela della privacy.
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