Tredici ergastoli tra omicidi multipli e accuse di strage, e ora anche l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale: Leoluca Bagarella, esponente del clan mafioso dei Corleonesi (cognato di Totò Riina), è finito a processo per aver ostacolato, nel 2022, un agente di polizia penitenziaria non consegnando gli oggetti non autorizzati che teneva in cella nel carcere di Bancali, a Sassari, dove è detenuto in regime di 41 bis. L’84enne ha sputato contro il poliziotto per poi minacciarlo: «Sbirro, ti scippo la testa e la mando a tuo padre, così campa contento».
Ieri in Aula la pm Alessia Sanna ha sollecitato la condanna a un anno per l’uomo, che secondo l’avvocato della difesa, Bastianino Ventura, avrebbe ormai perso «il contatto con la realtà». Bagarella rifiuta da tempo di presenziare ai processi, di farsi difendere e di firmare gli atti di indagine che lo riguardano.
Più volte “Don Luchino” ha aggredito gli agenti nella Casa circondariale. Nel 2021 diede un pugno in pieno volto a un agente che lo stava scortando, e l’anno prima morse un poliziotto del Gom che lo portava nella sala delle videoconferenze per partecipare al processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia. (e. f.)
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