Il bando.

Sessanta borse e 140 domande: il corso di medicina di base ha ritrovato il fascino perduto  

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Sessanta borse disponibili e 140 domande. Anche in Sardegna, come nelle altre regioni, è boom di richieste per partecipare al concorso di accesso al Corso di formazione specifica in medicina generale 2026-2029. E la speranza è che tutti i percorsi vadano a buon fine, perché nell’Isola la carenza di medici di famiglia è di circa 500 unità.

«Non possiamo che essere felici di questo dato», sottolinea il segretario regionale del sindacato Federico Contu, «ma non è tutto oro quel che luccica. Da tempo Fimmg sta collaborando con l'assessorato per migliorare il percorso dei medici di famiglia in formazione. Bisogna ricordarsi quello che dicono le evidenze internazionali: una formazione di qualità è il requisito essenziale per garantire il reclutamento dei medici di medicina generale. E il corso di formazione ha storicamente un alto tasso di abbandono. Ai nuovi colleghi auguro buon lavoro. La Sardegna ha davvero bisogno di loro e noi saremo al loro fianco per supportarli. Nonostante tutti i problemi, fare il medico di famiglia è ancora un lavoro bellissimo».

Dunque, un rinnovato appeal. Al bando che si è chiuso lo scorso 27 luglio hanno risposto in tutta Italia quasi 5.965 persone, a fronte di 2.651 posti disponibili. Una chiara inversione di trend dopo che lo scorso anno, con 2.200 posti a bando, si era registrato un forte calo.

La Fimmg – con il referente nazionale Silvestro Scotti – individua una serie di interventi «prioritari e non più rinviabili», da attuare attraverso il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale 2025-2027, provvedimenti ministeriali e la prossima Legge di Bilancio. Tra questi, il potenziamento della diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia, una radicale semplificazione burocratica con piena digitalizzazione delle prescrizioni e interoperabilità dei sistemi informatici, un percorso formativo maggiormente professionalizzante per i medici in formazione e il riconoscimento della medicina generale come disciplina universitaria di insegnamento e ricerca. La Federazione chiede inoltre di valorizzare le Case della comunità come luogo di integrazione multiprofessionale con il medico di medicina generale al centro dell’assistenza, della ricerca e della formazione».

Interviene Luciano Congiu, segretario regionale Smi: «Il dato è incoraggiante, ma aspettiamo di vedere quanti di questi giovani arriveranno fino in fondo e sceglieranno di restare medici di famiglia. Le domande presentate, infatti, non coincidono necessariamente con i medici che sosterranno la prova, inizieranno il corso, lo completeranno e sceglieranno poi realmente di lavorare nella Medicina generale. Una parte dei colleghi presenta domanda anche in attesa dell’esito del concorso per le specializzazioni, considerando il corso come una possibile alternativa. Altri, dopo aver iniziato il percorso o conosciuto direttamente le condizioni di lavoro, scelgono purtroppo strade diverse. Il problema, quindi, non è soltanto attrarre nuovi candidati, ma riuscire a trattenerli nella professione. Per rendere davvero attrattiva la Medicina generale servono una formazione specialistica universitaria, compensi adeguati, meno burocrazia, maggiore autonomia professionale e tutele reali».

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