Cabras.

Santu Srabadoreddu: il rientro in paese al passo delle Scalze 

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Sono le nove e da lontano si vedono i colori antichi dei costumi tradizionali di Cabras: c'è il bianco della camicia, il giallo dei fazzoletti indossati sul capo, il marrone, il verde e il viola delle gonne. Arrivano a passo svelto, a piedi nudi e composte nella loro preghiera. Nei loro volti affaticati, il sudore si unisce a qualche lacrima. Erano in 400 ieri mattina le donne scalze che hanno riportato il simulacro di Santu Srabadoreddu dalla piccola chiesetta di San Salvatore, a quella di Santa Maria a Cabras. All’alba, subito dopo la messa, hanno abbandonato il villaggio alla volta dei lunghi sentieri sterrati del Sinis.

In tutto otto chilometri, percorsi con fede e devozione. All’ingresso del paese, ad accogliere le scalze tanti fedeli e qualche turista. E poi i loro fidanzati, i fratelli, i figli e i mariti. È l’ultimo viaggio della festa di San Salvatore. «Ancora una volta Cabras si è affidata al suo Salvatore, riappropriandosi di quei gesti che custodiscono la memoria della nostra identità», ha detto il sindaco Andrea Abis. «Oggi abbiamo compiuto l'ultimo gesto di omaggio a Gesù», ha aggiunto il parroco Monsignor Giuseppe Sanna. «Abbiamo compiuto il nostro dovere, con fede e sacrificio. Riportare San Salvatore a Cabras è per noi un momento di grande appartenenza alla comunità», ha svelato Maria Francesca Spanu, presidente dell’associazione Santu Srabadoreddu. Ora la festa è veramente finita. Nel villaggio di San Salvatore è tornato il silenzio. (s. p)

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