L’inchiesta.

«Con Ranucci cercavo riscatto» 

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In una dichiarazione letta davanti ai giudici del Riesame, Valter Lavitola ribadisce il suo rapporto «di profonda amicizia con Sigfrido Ranucci»: attraverso questo legame sperava «di potersi riabilitare» e ottenere «un riscatto sociale». Indagato come mandante dell’attentato al giornalista, e reo confesso, l’imprenditore è comparso in videocollegamento dal carcere di Rebibbia, dove è dal 10 agosto. Ha chiesto di essere trasferito ai domiciliari a Noepoli, in provincia di Potenza, dove ha trascorso l’infanzia e dove, a detta dei difensori, «non esiste una rete di conoscenze» e non ha «possibili vie di fuga».

Una ipotetica “discesa in campo” di Ranucci poteva rappresentare per Lavitola l’occasione per ritagliarsi un ruolo da consigliere, ha ribadito l’indagato, confermando che «dietro l’attentato non c’è alcun movente politico». Commissionò l’attentato perché gli venisse irrobustita la scorta, ma «la bomba è un’idea di Gomes Tavares rispetto alla quale mi assumo tutta la responsabilità. Gomes mi avvisò che avrebbe fatto a modo suo senza dirmi che sarebbe stata una bomba. Io avevo dato un mandato specificando che non doveva fare male a nessuno».

I suoi difensori hanno presentato una memoria di 72 pagine per chiedere che cada l’aggravante del metodo mafioso. Se i giudici dovessero ribadire l’accusa, i legali chiedono di trasferire comunque il procedimento alla direzione distrettuale antimafia di Napoli, in quanto la banda ha materialmente reperito in Campania la gelatina da cava utilizzata poi per l’azione a Pomezia. Il Riesame si è riservato di decidere nei prossimi giorni. L’indagine intanto va avanti, non è escluso che gli inquirenti possano convocare Ranucci nei prossimi giorni per ascoltarlo - come testimone - sugli sviluppi del procedimento. Al momento, invece, chi indaga non ha ricevuto alcuna richiesta di audizione da parte di Natàlia Potenza, l’ormai ex compagna di Lavitola, che si è detta pronta a raccontare agli inquirenti quanto a sua conoscenza. La donna avrebbe deciso di lasciare l’ex editore dopo che dagli atti dell’indagine è emersa l’esistenza di un’amante, una estetista brasiliana, con cui Lavitola aveva da tempo una relazione.

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