È forse tutta lì, l'immagine del dolore ancora tanto fresco; probabilmente troppo per portare la consapevolezza silenziosa e discreta. Nel ballo improvvisato nel piazzale della basilica di Bonaria. Un cuore rosso, di peluche, stretto forte, i passi a ritmo, mentre le casse a palla lanciano il brano di Fred De Palma.
«La testa gira, la notte vola, è una rapina, col cuore in gola». Si muove a ritmo, Maria Grazia Bolognesi, coi capelli neri stretti in una coda alta e vestita tutta di bianco, e poi si unisce anche il marito. Ballano, e «La testa vola, la testa gira e facciamo guai». Ballano, mentre Gabriele, loro figlio, è dentro una bara, nel carro funebre ancora fermo. Ballano, e tutt'attorno ci sono i ragazzi che piangono e si abbracciano, gli amici e compagni di Gabriele e Filippo, con i motorini accesi e le magliette bianche che li ritraggono sorridenti e lo mettono nero su bianco ciò che già sanno tutti: «Per sempre con noi».
Sul sagrato
E la testa continua davvero a girare. E lei balla, ed è la stessa mamma che per tutta la messa ha tenuto la testa posata sulla spalla del marito, continuando a parlare con quel figlio che sorride nella foto sistemata sopra la bara. Balla, davanti a due Lamborghini, che portano colore nel pomeriggio nero, afoso e strano. Qualcuno lo dice pure che è strano anche quel ballo, ma la sua migliore amica spiega quasi giustificandola che è una donna forte, e domani non si sa. Smetterà certo di ballare, o forse no.
I volti
Ma il dolore ha tante forme e facce. Ha anche quella di Francesco Corongiu, il papà di Filippo. Ha bisogno di sedersi e di aria, sia durante l'omelia che dopo, così gli porgono una sedia e lo sventolano. È anche lui l'immagine del dolore, che non balla ma lo ha scritto nella sua pagina Facebook, l'altro giorno, che la sua vita si è fermata ed è un dolore troppo grande, «qualcosa che nessun padre dovrebbe mai essere costretto a provare». Piangono e si abbracciano, gli amici che hanno l’età di Filippo e Gabriele, che l’alba del giorno dopo non la vedranno. Qualcuno racconta i dettagli dell’incidente, i fotogrammi del dolore, in tanti proseguono con quei perché destinati a restare senza risposta. Perché non si può morire così; non si dovrebbe, con tutta la vita davanti, i progetti improvvisamente saltati. Forse è per questo che la testa gira e la notte vola.
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