Regione

Sanità, Todde terrà il doppio incarico 

L’opposizione: riferisca in Consiglio. L’ipotesi della “promozione” del capo di gabinetto 

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Di rimpasto la maggioranza discuterà seriamente dopo il referendum, una cosa però sembra certa: Alessandra Todde non ha alcuna intenzione di rinunciare all’interim alla Sanità. Anche perché, fino a prova contraria, è stato finora il modo migliore per controllare un assessorato di competenza del M5S che, sotto Armando Bartolazzi, la presidenza ha avuto difficoltà a monitorare. Il doppio incarico della presidente attira critiche all’opposizione ma anche nella stessa maggioranza. È all’origine della richiesta del centrodestra di convocazione straordinaria del Consiglio sulla Sanità, e sarà inevitabilmente oggetto della campagna di ascolto nei territori sui bisogni di salute dei cittadini che sarà rilanciata dal Pd a partire dalla primavera.

La variabile

Eppure Todde non molla. Potrebbe, secondo indiscrezioni, conferire la delega a qualcuno di estrema fiducia come l’attuale capo di gabinetto Stefano Ferreli. Un nome che però non convince in maggioranza, per l’interim durerà ancora a lungo. Si tratta di tenere duro. In qualche modo la vittoria del Sì o del No al referendum confermativo sulla giustizia avrà effetti sulla verifica. Se prevarrà il No, Todde uscirà rafforzata, forte di un rapporto privilegiato con la segreteria nazionale del Pd che sta puntando molto sul voto del 22 e 23 marzo.

Rapporti con Roma

Infatti, se la riforma della giustizia non dovesse passare, non sono da escludere elezioni politiche anticipate magari alla fine del 2026. In questo caso, i partiti del Campo largo a livello nazionale cercheranno in ogni modo di evitare frizioni interne che possano indebolire la coalizione in vista del voto. Cioè: Pd e 5S romani non vedrebbero di buon occhio uno strappo nel Campo largo sardo che guida la Regione. In questo modo, Todde avrebbe la forza di mettere a tacere una volta per tutte le “pretese” dei Dem sardi. Che, va ricordato, all’ultima direzione hanno chiesto una verifica da attuare dopo il referendum. Se vincesse il Sì, le dinamiche locali resterebbero slegate da quelle romane, e in questo caso Todde dovrebbe diventare molto più accondiscendente rispetto alle richieste dei democratici sardi. In ogni caso, non è azzardato sostenere che, in caso di successo al referendum, la presidente potrebbe anche decidere di non lasciare mai l’interim alla Sanità.

In Senato

Sarebbe comunque una situazione non facile da gestire. Tra qualche giorno il presidente dell’Assemblea Piero Comandini risponderà alla richiesta di convocazione straordinaria dell’Aula affinché la presidente riferisca sulla Sanità. Nel frattempo, il gruppo dei senatori di FdI ha presentato un’interrogazione sul mancato rispetto della sentenza della Corte Costituzionale che il 23 dicembre ha bocciato la riforma sui commissariamenti delle Asl e per chiedere al ministro della Salute Orazio Schillaci «quali iniziative intenda adottare per garantire il rispetto dei principi costituzionali in materia di organizzazione del sistema sanitario regionale a tutela del diritto alla salute dei cittadini».

E c’è anche un’altra variabile di cui tener conto: la decisione della Corte d’Appello sul caso decadenza attesa entro il 30 marzo. Anche in questo caso, una sentenza favorevole rafforzerebbe la posizione della presidente.

Centrodestra

Intanto l’opposizione nell’Assemblea sarda, anche in vista della convocazione dell’Aula, insiste. «In tutta l’Isola regna la disperazione», scrive in una nota il consigliere di FdI Corrado Meloni che, alla presidente, chiede di «non voltarsi dall’altra parte». Infatti, sostiene, «non basta, evidentemente, la drammatica situazione di incertezza che domina l'azienda sanitaria più grande della Sardegna, con i ricorsi ancora pendenti sulle nomine, inclusa quella della Asl 8, presentati dai direttori generali rimossi ingiustamente dalla Giunta Todde, a inasprire ulteriormente il clima ci pensano le voci insistenti sul Piano del Personale 2026». Meloni fa riferimento al grido d'allarme lanciato dal segretario di UIL Fpl, Mimmo Foddis. «Il preoccupante piano di smobilitazione del personale e dei servizi dell'azienda di Cagliari, denunciato dalla Uil – fa notare l’espoente di FdI – segue voci sempre più insistenti sul ridimensionamento degli ospedali San Giuseppe Calasanzio di Isili e San Marcellino di Muravera. Al di là delle passerelle istituzionali della presidente, una contrazione dell'offerta sanitaria nel Sarcidano-Barbagia di Seulo e nel Sarrabus-Gerrei sarebbe inaccettabile: si tratta di territori già penalizzati da carenze di medici di base, pediatri e servizi ambulatoriali in difficoltà».

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