Uno Bianca.

Roberto Savi trasferito a Ferrara, il fratello Fabio resta a Bollate 

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Bologna. Roberto e Fabio Savi, i due capi della Banda della Uno Bianca che tra il 1987 e il 1994 fece 23 morti e oltre cento feriti tra Emilia-Romagna e Marche, non sono più nello stesso carcere. Da qualche giorno Roberto, l’ex poliziotto, è stato trasferito dal penitenziario milanese di Bollate a quello di Ferrara. Non è la prima volta che Roberto Savi - così come Fabio - nella sua lunga detenzione, cominciata dopo l’arresto nel 1994, viene trasferito. Ma in questo caso lo spostamento disposto dal Dap potrebbe essere legato all’intervista rilasciata a Francesca Fagnani su Rai2 per “Belve crime” a maggio. Savi aveva lasciato intendere che dietro alcuni delitti della banda ci fu l’input dei servizi segreti, ma poi davanti ai Pm si era trincerato dietro la facoltà di non rispondere. Un comportamento ambiguo, che potrebbe aver spinto i magistrati a chiederne il trasferimento per smuovere le acque. D’altro canto con il fratello i rapporti sono cessati da tempo. Tra gli episodi al centro degli accertamenti dei pm c’è l’omicidio di Licia Ansaloni e Pietro Capolungo nell’armeria di via Volturno, avvenuto a Bologna il 2 maggio 1991. In tv Savi ha detto che il vero obiettivo era uccidere Capolungo: «Era ex dei servizi particolari dei carabinieri. Volevano una scusa per farlo fuori». Il fratello Fabio, poche settimane dopo, aveva parlato in tv a “Quarto Grado” ridimensionando le parole di Roberto. Donatella Degirolamo, legale di Roberto Savi, ritiene che il suo trasferimento «sia avvenuto nell’ambito di decisioni che l’amministrazione penitenziaria ha adottato in ragione dell’attuale sovraffollamento carcerario. Quindi nessun segnale e nessun intento punitivo da parte della Procura di Bologna e dell’amministrazione penitenziaria. Se così fosse saremmo di fronte a gravissime violazioni delle norme che regolano uno Stato di diritto, considerato anche i 32 anni trascorsi in carcere dal mio assistito e la totale assenza di procedimenti disciplinari a suo carico».

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