Pescara. È andato a visitare una casa messa a disposizione dal Comune, a dieci minuti dal casolare dove continua ad accudire i cavalli, l’asino e altri animali. Ed è disponibile a incontrare gli assistenti sociali. Nathan, il papà della “famiglia nel bosco”, sta facendo di tutto per ricreare condizioni tali da consentire ai giudici di rivedere la decisione che una settimana fa ha ulteriormente stravolto la vita dei tre figli, separandoli anche dalla madre. Avvilito, svuotato, ha già trascorso quasi quattro mesi senza di loro, dopo l’ordinanza con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila il 20 novembre del 2025 ha sospeso la potestà genitoriale a lui e alla moglie Catherine.
La Garante
A provare a dipanare una matassa sempre più intricata è arrivata ieri in Abruzzo la Garante nazionale per l’Infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni. E martedì prossimo saranno all’Aquila gli ispettori inviati dal ministro Nordio. Acquisita una prima documentazione, non si esclude possano ascoltare i magistrati o anche i diretti interessati. Nello stesso giorno il sindacato di Polizia Penitenziaria Spp ha annunciato un sit in di sostegno ai giudici, oggetto di attacchi anche dall’opinione pubblica. «Bisogna che ci mettiamo tutti con il massimo impegno per risolvere una situazione che continua a sembrare sproporzionata nel suo esito rispetto alle ragioni iniziali», ha detto la Garante Terragni davanti alla casa famiglia di Vasto dove i tre bambini vivono dal 20 novembre. «Non posso dire che i giudici sbagliano. Posso dire, però, che mi arrivano centinaia di segnalazioni dove, evidentemente, emerge la problematicità di molte di queste vicende di allontanamenti. Abbiamo 41mila bambini fuori famiglia. Dopo l’allontanamento, i bambini escono traumatizzati. Non lo dico io, lo dicono i luminari della psichiatria di questo Paese».
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