A New York sviluppano un videogioco ispirato alla sua storia. Ma non è un film di Hollywood, è tutto vero: Ian Arzu, ventiduenne di Lotzorai, ha vinto negli Usa il suo primo incontro da professionista. Ian sta inseguendo un sogno cominciato molto tempo fa, in un Isola chiamata Sardegna.
Colpo di fulmine
Da bambino, per caso, assiste ad un incontro di pugilato in tv. È come un diretto che arriva forte e ti sorprende. «Sono rimasto molto affascinato – ricorda Ian –. Fino a quel momento, dall’età di tre anni, ho praticato il nuoto a livello agonistico. Sono sempre stato molto devoto allo sport: mi allenavo più degli altri, cercando continuamente di superare i miei limiti».
La curiosità verso il nuovo sport va di pari passo con il sogno a stelle e a strisce, perché il pugilato americano è il più famoso al mondo. Comincia a divorare video di combattimenti made in Usa e ad ammirare i grandi campioni, immaginando, un giorno, di essere su quel ring. A 12 anni entra per la prima volta in una palestra di pugilato per un allenamento. «Ho provato una sensazione mista a imbarazzo, curiosità e adrenalina. Dopo aver assistito ad una simulazione di combattimento sul ring che mi ha colpito tantissimo, ho pensato che un giorno avrei voluto essere anch’io lì sopra a provare quelle emozioni. Dopo due mesi ho lasciato il nuoto per dedicarmi solo a questo sport», racconta.
Talento
I suoi allenatori, Massimo e Salvatore Fanni, insieme a Bruno Falchi capiscono immediatamente quanto sia motivato e determinato. Nel 2019 Ian inizia la carriera agonistica da dilettante in Sardegna, categoria Pesi Piuma. In poco tempo conquista i campionati regionali e un torneo internazionale a Pescara, guadagnandosi l’accesso ai campionati italiani. Negli anni successivi continua a vincere in Sardegna, arrivando fino alla medaglia di bronzo nazionale. Nel 2024 passa ai professionisti e sceglie di farlo a Tortolì, davanti alla sua gente, dove vince i due incontri. Ma il suo sguardo è sempre stato rivolto altrove. Organizza un viaggio a New York con alla fidanzata Giorgia: «Per curiosità e per esplorazione personale - spiega-: volevo vedere con i miei occhi quelle palestre che avevo sempre visto solo nei video, osservare gli allenamenti e capire che sensazioni avrei avuto».
Ricerche on line
«Prima di partire avevo fatto diverse ricerche online per trovare una palestra dove allenarmi o parlare con qualche allenatore: una mi aveva colpito molto, quella che frequentava Marcos Suarez. Ero convinto che un giorno sarebbe stato proprio lui ad allenarmi». Riesce ad incontrarlo, gli parla del suo sogno, ma tutto sembra finire lì. Tre mesi dopo torna negli Stati Uniti, questa volta da solo: in valigia solo l’attrezzatura da boxe. «Volevo dimostrare che stavo facendo sul serio. Quando Marcos mi ha visto arrivare è rimasto sorpreso. Le mie parole sono state: «Non riuscendo a contattarti, sono venuto qui per allenarmi con te». Da quel momento ho iniziato ad allenarmi nella sua palestra e lui ha capito davvero quanto credessi in questo sogno». Dopo un anno si trasferisce definitivamente a New York insieme alla fidanzata, sempre al suo fianco. Il primo incontro americano cinque mesi dopo, a Westlake, in Ohio. Combatte in casa dell’avversario Aurel Love, con tutto il pubblico contro. Nel suo angolo ci sono solo due persone: l’allenatore e Giorgia. Sei riprese intense. Alla fine i tre giudici sono unanimi: vittoria. «Quando l’arbitro ha alzato la mano ho ripensato a tutta la strada fatta per arrivare fin lì», conclude.
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