È sufficiente abbassare lo sguardo. La città sporca di cui si lamentano i cagliaritani al bar, al ristorante, sui social, è lì, sui marciapiedi, agli angoli delle strade, accanto ai cestini e attorno ai cassonetti riservati ai residenti. Sacchetti abbandonati e squarciati, bottiglie, cartoni, avanzi di cibo che il caldo trasforma in cattivi odori. In via Sicilia basta avvicinarsi ai contenitori in ghisa per trovare di tutto: confezioni sporche, resti della cena, fazzoletti, persino tracce di rapporti d’amore consumati velocemente. E non è una fotografia delle periferie. Da Stampace a San Benedetto, da Is Mirrionis a Genneruxi, dalla Marina a San Michele: non c’è più un confine tra centro e periferia. C’è una città che sopra si mostra bellissima e sotto, all’altezza dei piedi, racconta un’altra storia.
La mappa
Il viaggio comincia proprio dalla Marina, uno dei quartieri che più di altri dovrebbe essere una cartolina per i turisti. Via Sicilia e via Baylle rappresentano il punto più evidente: attorno ai contenitori si accumula ciò che qualcuno ha deciso di non conferire correttamente. Ma pochi minuti a piedi bastano per capire che i sacchetti sono soltanto metà del problema. L’altra metà sono strade annerite, macchie, residui che resistono per giorni, angoli nei quali un lavaggio non basta. È qui che il racconto cambia. Perché con le temperature di agosto bastano poche ore perché un avanzo di cibo diventi cattivo odore, o una busta rotta attiri insetti.
Dalla Marina si risale la città: San Benedetto, Genneruxi, Is Mirrionis, San Michele. Quartieri diversissimi per storia e strade, uniti da immagini che si assomigliano: rifiuti abbandonati accanto a cestini o mastelli, cartacce, plastica. Torna così un’altra questione: il lavaggio di strade e marciapiedi che appare insufficiente rispetto alle necessità. Il risultato è visibile soprattutto dove i rifiuti vengono sparsi fuori dai contenitori. Un sacchetto rotto diventa rapidamente decine di pezzi trascinati per metri. Il vento fa il resto. Piccioni e altri animali completano l’opera. Ciò che era concentrato in un punto si allarga e invade il marciapiede, gli stalli delle auto, la carreggiata. E anche quando i sacchetti vengono portati via, a terra resta spesso la traccia di quello che c’era prima.
La polemica
È un problema di decoro, certamente, ma anche di igiene. «La situazione sta peggiorando, sembra che il sistema sia sfuggito di mano, con questi mastelli e contenitori buttati sui marciapiedi e i giubileum», i cestini in ghisa sparsi per la città, «strapieni che non hanno più la loro funzione», tuona Edoardo Tocco, FI. «Serve ripensare a un nuovo percorso prima che si arrivi a gravi conseguenze igienico sanitarie. Serve con urgenza ripensare ai grandi contenitori con più isole ecologiche», aggiunge. «Chi contribuisce a realizzare queste micro-discariche sono cittadini e turisti che non trovano cestini. Il numero è insufficiente, e quei pochi sono anche mal distribuiti», sottolinea Giuseppe Farris, CiviCa 2024. «A questi aggiungiamo i turisti delle locazioni brevi, dei b&b, che hanno difficoltà per evidenti ragioni a conferire rifiuti che producono tramite i mastelli. E poi si aggiunge l'evasione dal tributo che è l’anno prossimo è destinata a crescere. Con questo sistema basta un sacchetto abbandonato perché quel punto diventi in poche ore una discarica. Questo fenomeno dimostra un'incapacità di governo, non basta rimuovere i rifiuti né attribuire tutto agli incivili. Amministrare significa organizzare il servizio in modo da impedire che il fenomeno si riproduca continuamente. Nel frattempo i cittadini fanno la loro parte, differenziano oltre il 75% rispettano le regole e pagano una Tari da record. In più ci arrivano 3 milioni di euro l'anno dalla Regione proprio per contrastare il fenomeno degli abbandoni: se nonostante tutto questo la città resta sporca, il problema non è la mancanza di risorse ma l'incapacità di trasformarle in risultati».
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