L’intervista.

«L’Isola faccia turismo ma non si deve ispirare a certe zone della Spagna» 

«L’energia costa troppo: giù le tasse e scegliamo il nucleare, il male minore» 

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«Non siamo in una crisi profonda come quindici anni fa, quando eravamo l’anello debole della catena dell'euro con lo spread a 600 punti. Sono però riemersi problemi cronici come la bassa crescita economica. Non siamo in recessione, ma cresciamo poco, sebbene negli ultimi tre anni la Germania sia cresciuta meno di noi».

Resta l’immagine dell’economista Carlo Cottarelli, 71 anni, che, con il suo trolley, varca la soglia del Quirinale per ricevere l’incarico di formare un nuovo governo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una stagione politica che appare lontanissima. Oggi il professore, in libreria con “L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo”, osserva questo scenario: «Negli anni del governo Meloni, la crescita è stata del 2,8%, leggermente al di sotto della media europea che si attesta al 3%. La Francia ha raggiunto il 4,1% e la Spagna oltre il 10%».

Le famiglie soffrono per i rincari dei beni di prima necessità.

«Il potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti all’inizio del 2026 era ancora dell'8% più basso rispetto al 2021 a causa della brusca inflazione. In questi ultimi mesi c’è stato un parziale recupero».

C’è poi la questione mai risolta della pressione fiscale.

«La pressione fiscale è alta ed è aumentata nonostante il taglio di alcune aliquote Irpef. Con l'inflazione, i contribuenti passano a scaglioni più elevati anche senza un aumento del reddito reale. Sono cresciute le entrate dalla Borsa e dalle tasse su banche e assicurazioni, costi che spesso finiscono per ricadere sui cittadini tramite l’aumento dei premi assicurativi».

In Sardegna i costi dell’energia sono un freno per le imprese.

«Le piccole imprese italiane pagano l’elettricità il 57% in più rispetto a quelle spagnole. Questo accade perché tassiamo di più l'energia e dipendiamo eccessivamente dagli idrocarburi, mentre la Spagna utilizza nucleare e rinnovabili. Per ridurre i costi è necessario ridurre la tassazione, ma questo intervento richiede un taglio della spesa pubblica. Occorre puntare sul nucleare, considerato il minore dei due mali rispetto alla dipendenza geopolitica e ambientale dagli idrocarburi».

Quello che è successo a Ceuta ha riacceso il dibattito politico sull’emigrazione.

«Abbiamo bisogno di ingressi regolari e pianificati per i prossimi dieci anni, basati sulle competenze necessarie. Gli ingressi irregolari rendono difficile l'integrazione. Sbagliano sia i sostenitori delle “porte aperte”, sia chi propone la "remigrazione" di persone già integrate».

Anche la Sardegna subisce le conseguenze dell'inverno demografico. Quali misure devono essere attuate?

«Non è facile contrastare questa emergenza. Le spese per la natalità hanno un impatto limitato sulla decisione di fare figli. Anche l’aumento degli asili nido tramite il Pnrr non sembra essere risolutivo se mancano le nascite».

Lei ha dato vita a una petizione per richiedere ai partiti di indicare nei programmi elettorali non solo le misure proposte, ma anche quanto costeranno e come verranno finanziate, incluso un eventuale ricorso al deficit.

«L’iniziativa serve a evitare che i programmi elettorali siano "libri dei sogni". I partiti devono essere realisti e dire onestamente se intendono aumentare le tasse, tagliare spese o fare debito. Abbiamo superato le 62.000 firme per sostenere un disegno di legge, che avevo presentato in Parlamento nel 2023. Si può firmare attraverso i miei social o sul sito della Fondazione Luigi Einaudi».

Come sarà la ripresa autunnale?

«Prevedo una crescita dello 0,2-0,3% a trimestre, quindi non sarà particolarmente difficile. Le imprese dovrebbero essere più generose nei rinnovi contrattuali per recuperare il potere d'acquisto perso dai lavoratori».

Su quale modello di sviluppo turistico deve orientarsi la Sardegna?

«Spero che non diventi come certe zone della Spagna in cui le coste sono state rovinate. La soluzione è una via di mezzo: costruire bene senza esagerare».

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