Regione

Progressisti a congresso: Zedda eletto segretario, patto di lavoro con il Pd 

Il partito cambia lo statuto interno e si dà una dimensione nazionale  

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Il patto politico è rimasto blindato sino al discorso di Massimo Zedda, che all’inizio del congresso ha parlato da presidente uscente e alla fine è intervenuto da segretario eletto: i Progressisti sardi, da ieri, con uno Statuto interno tutto nuovo, sono diventati gli alleati privilegiati del Pd. «L’intesa è di lavoro», ha spiegato Zedda, seguito nelle dichiarazioni da Silvio Lai che, da capo dei democratici nell’Isola, ha evidenziato il confine «nazionale dell’accordo federativo», nella speranza che sia questo il cammino di «tutto il centrosinistra in Italia».

L’elezione

Nati nel 2017 sulle ceneri di Sel, sciolta un anno prima, i Progressisti sardi hanno confermato ieri di volersi affidare una volta di più a Massimo Zedda. Ovvero, l’ex sindaco arancione che di strada ne ha fatta e per regalare al suo partito una dimensione nazionale, ecco trovata la soluzione dell’accordo con i dem, pur mantenendo nell’Isola piena autonomia, indipendenza e identità. Di sicuro, la formula politica migliore possibile per confrontarsi ad armi pari, e non da subalterni. Il patto di lavoro siglato permetterà ai Progressisti di affacciarsi anche alla ribalta internazionale, da “piccolini” dei socialisti europei (Pse). Insomma, un doppio registro qualitativo in una strada nuova e sconosciuta che, proprio per questa natura, ha richiesto di lasciare Zedda al timone. Gli è stato cambiato solo il ruolo tecnico, visto che adesso la leadership si esercita attraverso la segreteria e non più dalla presidenza, sempre per scelta unanime del partito.

Il discorso

Zedda ha aperto il congresso con accenti da guida politica, sganciando una serie di bombe come fossero pensiero comune scontato. Primo: «In Palestina si sta commettendo un genocidio, per un’idea scellerata di Israele. Non è un caso che fu il laburista Rabin ad avviare il percorso di pace con Arafat, mentre Netanyahu, reazionario di destra, è impegnato in un percorso di guerra». Secondo: «Ribadiamo che fascismo e nazifascismo, così cari ai nostri avversari politici, sono un crimine, come ripeteva il presidente Pertini». Zedda ha parlato di «Progressisti fortemente impegnati» nel costruire in Sardegna «un nuovo futuro», anche grazie alla «riscoperta relazione con la Regione e al lavoro quotidiano di Alessandra Todde per determinare sviluppo». Con lo sguardo rivolto al Campo largo, il sindaco di Cagliari ha citato «la sintonia tra le forze politiche». Quindi i temi più cari al partito: «Acqua, energia, mobilità, rifiuti, ambiente e reti tecnologiche, attraverso cui si garantisce in buona parte il benessere dei cittadini».

Gli interventi

Sono stati oltre trenta i contributi al dibattito che sino al tardo pomeriggio hanno animato il congresso al Teatro delle Saline di Cagliari, con i dirigenti dei Progressisti al completo tra amministratori e militanti. A nome degli alleati sono intervenuti i consiglieri regionali Giuseppe Frau (Uniti per Todde) e Paola Casula (Sinistra futura), mentre l’assessora di Cagliari Luisa Giua Marassi ha rappresentato i Cinque Stelle. Per il Pd anche il capogruppo in Regione, Roberto Deriu. Silvio Lai ha motivato il sì al patto di lavoro spiegando che «le divisioni a sinistra sono anacronistiche. Affrontiamo forze politiche che in Europa sostengono tesi razziste, minano le autorità internazionali e la separazione dei poteri. Di fronte a questo, abbiamo dovere di superare le divisioni per difendere i valori superiori di libertà e solidarietà, come fu fatto con la Resistenza». La deputata Francesca Ghirra, che ha coordinato il congresso, ha parlato di appuntamento «molto positivo e propositivo. Abbiamo confermato Massimo Zedda come guida politica ed eletto la nuova direzione garantendo rappresentanza di genere e territoriale, con l'impegno di portare avanti a tutti i livelli iniziative sui temi su cui si fondano le nostre radici: pace, lavoro, diritti e ambiente». Il consigliere Francesco Agus ha premesso: «Oggi i congressi di partito sono fuori moda, ci si erge a rappresentanti del popolo nelle istituzioni senza avere alcun mandato dalla base. Noi, come la Costituzione ci insegna, crediamo che l’elaborazione politica si faccia nei partiti».

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