La nomina.

Il dopo Satta all’Agricoltura, Agus resta in pole 

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Il pallino ce l’ha in mano Alessandra Todde. Per legge, spetta alla presidente della Giunta indicare gli assessori. Ma siccome la politica si fa con le alleanze, i decreti di nomina vengono prima concordati coi partiti. Come ogni passaggio del percorso, al netto dei formalismi negativi. Questo basta per capire che sembra esserci qualcosa di irrituale nella successione di Gian Franco Satta, assessore all’Agricoltura dimissionario giovedì, ormai ex quota dei Progressisti.

Intanto: al momento non è dato sapere quando la governatrice intenda assegnare la nuova delega. Lo stesso giovedì, a margine di un evento pubblico, Todde ha voluto incontrare i giornalisti per ufficializzare l’addio di Satta e ringraziarlo per «il grande lavoro svolto». Di cui ha citato i risultati, «dalla dermatite ai consorzi di bonifica». Dopo di che ha derubricato a «equilibri di contesto», intendendo le dinamiche interne ai Progressisti, sia la sfiducia del partito a Satta, sia l’indicazione di Francesco Agus come successore.

Tuttavia, quando un partito alleato ha le idee chiare sul da farsi, di norma la nomina avviene a stretto giro. Anche perché l’investitura di Agus sembra cosa fatta già a metà mese. Non solo: assumere l’interim, come ha dovuto fare Todde con l’Agricoltura, è una rogna in più. Si aggiunga che in situazioni simili l’operatività dell’assessorato ne risente.

Dai Progressisti nessuna reazione di fastidio, anche perché al congresso c’erano i sassaresi, il territorio di Satta: scossoni interna non sembra essercene stati. «Decide la presidente», ha risposto Massimo Zedda a domanda diretta. «Attendiamo», dice Agus. Se di ritardo si può parlare, ciò che non è chiaro è il motivo per cui il decreto ancora non arrivi. (al. car.)

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