Psicologi, assistenti sociali, educatori e volontari. Ha preso avvio ieri nel centro storico di Cagliari il progetto sperimentale del “Camper sociale”, il presidio mobile voluto dal Comune per intervenire direttamente nelle situazioni di grave marginalità e vulnerabilità sociale, con particolare attenzione all’area di piazza del Carmine.Il servizio, operativo ogni giorno dalle 17 alle 22, nasce dalla collaborazione tra Comune, Croce Rossa, Polizia locale e servizi sociosanitari, con l’obiettivo dichiarato di superare la sola logica repressiva e affiancare al tema della sicurezza urbana un’attività di ascolto, assistenza e presa in carico delle persone in difficoltà.
A tagliare il nastro, in piazza del Carmine, sono stati il presidente della Croce Rossa di Cagliari Vittorino Erriu, e l’assessora comunale alle Politiche sociali Anna Puddu, affiancati da alcuni operatori. Sul posto anche i due mezzi che rappresentano il cuore operativo dell’iniziativa: il furgone della Polizia locale e l’unità mobile della Croce Rossa, destinati a intervenire direttamente nelle situazioni di emergenza. «Si tratta di un’attività legata al pronto intervento sociale, già operativo h24, ma che in questo caso si sposta direttamente sul territorio», spiega il presidente Erriu. «Ora saremo presenti sul campo per seguire eventuali situazioni di difficoltà».
L’unità mobile sarà composta da figure professionali specializzate, affiancate da volontari formati in ambito sanitario. «Il nostro obiettivo è stare accanto alle persone vulnerabili con imparzialità e umanità», aggiunge. «È lo stesso spirito che caratterizza tutte le attività della Croce Rossa, dal sostegno alle famiglie vulnerabili fino agli ambulatori mobili».L’obiettivo del progetto, sottolinea l’assessora Puddu, è quello di intervenire direttamente nelle situazioni più delicate del centro storico. «Vogliamo accompagnare le persone attraverso una presa in carico socio-sanitaria», afferma. «Restituire decoro agli spazi significa anche renderli vivibili e sicuri, senza lasciare sole le persone che vivono una condizione di bisogno».
Il piano coinvolge anche il Dipartimento di salute mentale, il Dipartimento di prevenzione e promozione della salute e l’Ufficio di pubblica tutela. «Non si tratta solo di monitorare il territorio – precisa Puddu – ma di fare in modo che a ogni segnalazione segua un’azione concreta».
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