I pescatori di Santa Gilla speravano nel riscatto. Nel 2025 cozze e ostriche erano morte per il troppo caldo, quest’anno la moria dei mitili è addirittura maggiore per la bassa salinità causata dal grande apporto di acqua dolce per il ciclone Harry e le abbondanti piogge dei mesi successivi. Milioni di litri che il fiume Cixerri ha poi riversato nella laguna.
La resa dei conti
Nello stabulario di Santa Gilla c’è un silenzio surreale. Sino a pochi mesi fa il rumore del sistema di purificazione e dei macchinari per il confezionamento dei mitili impediva anche di sentire. «Non ci rimangono che le “vongole cuore” e la “cocciula niedda”, per fortuna è andato perduto solo il 10 per cento del prodotto», dice Valter Rizzardini, vice presidente della cooperativa ittica Santa Gilla, mentre guarda sconsolato le reti con i molluschi appena raccolti e in fase di lavorazione. «Solo loro, che stanno in profondità, sono riusciti a salvarsi dal disastro di quest’anno: cozze e arselle sono praticamente tutte morte». Il disastro è presto spiegato. «A causa delle piogge abbondanti durante il ciclone Harry e nei mesi scorsi, il Cixerri ha riversato milioni di litri d’acqua dolce nella laguna, causando il crollo della salinità». Attualmente le verifiche hanno evidenziato una percentuale dell’uno per mille, normalmente si attesta sul 12 per mille. «Questa condizione – aggiunge Rizzardini – ha portato le cozze e le ostriche a difendersi e a chiudersi. Hanno resistito venti giorni, poi sono morte. Abbiamo perso l’80 per cento dell’allevamento e quelle che l’hanno scampata non sono riuscite a crescere». Per Pasqua, uno dei periodi di maggior richiesta, i banchi dei mercati civici e delle pescherie sono rimasti vuoti. «Le cozze sopravvissute saranno pronte a giugno». Le ostriche? «Per loro i tempi si allungano notevolmente perché hanno necessità di almeno 8 mesi per la maturazione. Se non ci saranno altri imprevisti, se ne riparlerà a Natale».
Orizzonte nero
I guai per Santa Gilla non si riducono esclusivamente alla moria di cozze e ostriche. Dopo un inverno durante il quale cormorani e delfini hanno fatto manbassa di pesci, ora arriva il temuto granchio blu. «Con il riscaldamento delle acque trova nella laguna l’ambiente ideale, anche per la grande quantità di cibo». Peccato che, per procurarselo, distrugga le reti, causando ingenti danni ai pescatori. I crostacei, i più grandi raggiungono anche mezzo chilo e sono abbastanza aggressivi, divorano muggini, orate, spigole, cozze, arselle, sogliole e qualsiasi cosa si trovino di fronte, ma danneggiano irrimediabilmente l’attrezzatura, bucando e spezzando con le potenti chele reti, bertavelli e palamiti.
Bilanci a fondo
Nella laguna di Santa Gilla si fanno i conti con due anni da dimenticare. E per capire come la situazione non sia delle più rosee è sufficiente prendere in mano i bilanci del consorzio ittico, Sette cooperative, per 130 soci pescatori. «Il fatturato del 2024, riferito all’attività del 2023, è stato di 1,5 milioni di euro. L’anno successivo – conclude Rizzardini – è crollato a 700.000 euro a causa della moria di cozze e ostriche, uccise dalla temperatura dell’acqua che ha raggiunto livelli incompatibili con i molluschi».
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