L’inchiesta

«Non ti disturbo più: che fai, mi spari?» 

L’audio choc del personal trainer 42enne freddato a Foggia 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Foggia. Un uomo in bicicletta con il capo coperto da un cappuccio che passa da piazzale San Giuseppe Artigiano e si dirige verso via Caracciolo: è la scena registrata da una telecamera di sorveglianza 40 secondi prima dell'omicidio del personal trainer Annibale Carta, di 42 anni, che tutti conoscevano col diminutivo di Dino. Sono le 21.57 di lunedì 13 aprile. Quaranta secondi dopo Carta verrà ucciso con quattro colpi di pistola di piccolo calibro che lo raggiungono alle spalle. Si starebbero concentrando anche sul movimento di quest'uomo in bici le indagini dei carabinieri. La conferma arriva dal procuratore di Foggia, Enrico Infante: «È un elemento su cui si stanno addensando i sospetti, ma siamo nella fase iniziale. Potrebbe essere un'ipotesi qualificata ma ha bisogno dei tempi tecnici di verifica».

Le indagini

I carabinieri stanno lavorando da lunedì sera per dare un nome all’assassino di un padre di due figlie, un uomo benvoluto da tutti, ministrante nella sua parrocchia e dedito al volontariato. Una persona perbene. Sull'uomo in bicicletta gli investigatori mantengono uno stretto riserbo, ma è chiaro che col passare delle ore il loro lavoro si fa frenetico e meticoloso.

L'avvocato della famiglia della vittima, Michele Vaira, invita alla prudenza anche riguardo un audio registrato da una telecamera di sorveglianza di un condominio distante circa 30 metri dal luogo del delitto e diffuso da “Ore 14” di Rai2 in cui sentono quattro spari registrati alle 21.58.

L’audio

L'orario è perfettamente compatibile con gli istanti del delitto. Prima degli spari si sentono frammenti di dialoghi, probabilmente non collegati all'omicidio, poi un'altra voce maschile che dice: «Ma che fai? Mi spari?», quindi il rumore dei quattro colpi in sequenza. Subito dopo, ancora una voce maschile dice: «Non ti vengo a disturbare mai più. Te lo giuro, te lo giuro». Il suocero di Carta, Antonio Traisci, precisa subito: «Non è la voce di Dino».

Altri parenti non sarebbero così sicuri. Il procuratore Infante invita alla cautela sottolineando che «c'è necessità di una perizia fonica, che permetta di comparare le voci ad un audio della vittima. Sono accertamenti che richiedono tempi e modalità che non sono quelli dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI