La leva già sperimentata durante la pandemia e la crisi ucraina ritorna protagonista per fronteggiare lo shock dei prezzi dell'energia, scatenato dalla guerra in Medio Oriente. Dopo settimane di confronto, Bruxelles è al lavoro per definire gli ultimi dettagli del piano atteso il 22 aprile: i governi, stando alla bozza di cui ieri l’agenzia Ansa ha anticipato alcuni contenuti, potranno coprire fino al 50% dei costi extra legati all'aumento di carburanti e fertilizzanti, con un raggio d'azione che si estende dai trasporti all'agricoltura.
Un intervento - il secondo dopo l'iniziale ritocco al sistema Ets di tassazione sulle emissioni – che dovrebbe servire a contenere la volatilità dei prezzi, e che ricalca schemi già noti: la tendenza è quella di favorire chi dispone di maggiori margini di bilancio, a partire da Berlino. Per altri, tuttavia, il rischio è quello di una rete di sicurezza ancora troppo corta e sbilanciata. La deroga «non basta, è un pannicello caldo», ha attaccato infatti il vicepremier italiano Matteo Salvini in conferenza stampa a Milano, sottolineando che i vertici Ue «devono dire che i soldi degli italiani l'Italia li può usare per aiutare gli italiani».
Misure più incisive
Il testo, ancora in consultazione tra i Ventisette, segue la rotta già tracciata da Ursula von der Leyen a marzo, prima davanti al Parlamento europeo e poi nel confronto con i leader. Palazzo Berlaymont amplia il raggio d'azione degli interventi pubblici, concentrandosi sull'industria energivora e aprendo a misure più incisive: sul tavolo la possibilità per gli Stati di coprire fino al 70% della riduzione del prezzo medio annuo all'ingrosso dell'energia, oltre il tetto del 50% previsto dal Clean Industrial Deal. Una deroga temporanea, senza nuovi vincoli sulla decarbonizzazione, pensata per scongiurare interruzioni a una produzione già sotto forte pressione.
A rafforzare l'impianto complessivo, a maggio arriverà anche un intervento mirato sul nodo bollette - pur restando la competenza ai governi nazionali - con misure per il taglio di imposte e oneri non energetici, oltre a un riequilibrio fiscale: meno tasse sull'elettricità, maggiore pressione sui combustibili fossili. Nel pacchetto “Accelerate Ue”, l'esecutivo comunitario punta a offrire ai Paesi più margine per ridurre il costo dell'energia, semplificando l'accesso all'aliquota zero per le imprese energivore e aprendo alla possibilità di azzerare la tassazione per le famiglie vulnerabili.
Concorrenza sull’energia
Un ulteriore tassello è invece già diventato realtà con l'adozione di una nuova direttiva che consente di cambiare fornitore di elettricità entro 24 ore. Una misura solo apparentemente tecnica, ma dal chiaro intento politico: più concorrenza, maggiore flessibilità e più potere ai consumatori in un mercato ancora segnato da una rigidità certamente eccessiva.
La corsa agli aiuti pubblici, alimentata dall'incertezza sul possibile protrarsi del blocco nello Stretto di Hormuz, si scontra tuttavia con il richiamo del Fondo monetario internazionale. Rinviare il consolidamento fiscale, ha avvertito il capo del dipartimento Affari fiscali Rodrigo Valdes, significa esporsi di più alle prossime crisi. Un monito che suona come controcanto alla nuova stagione di spesa: i margini di bilancio, è la sottolineatura arrivata da Washington, sono «ben diversi e più stretti» rispetto al pre-pandemia. Con un debito pubblico che, nell'Eurozona, sfiora ormai il 90% del Pil.
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