Crans-Montana.

«Moretti in cella, a rischio l’inchiesta sulla strage» 

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«Se finora l’inchiesta sulla strage è stata un percorso ad ostacoli, ora può diventare un campo minato». Dopo l’arresto di Jacques Moretti, accusato di aver aggredito e mandato in ospedale la moglie Jessica, è la preoccupazione di un avvocato di parte civile dell’inchiesta sul rogo di Capodanno, in cui sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite. Il nuovo fronte giudiziario che coinvolge il proprietario del Constellation potrebbe generare una serie di incognite sull’attività istruttoria della procura vallesana sulla strage nel discobar. Innanzitutto pare improbabile un imminente rientro di Jacques ai domiciliari, nella stessa abitazione della moglie. Pochi giorni prima della violenza domestica, avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 agosto, la procura di Sion - secondo quanto si è appreso - aveva negato a entrambi la possibilità di sostituire l’obbligo di firma con una semplice videoconferenza con la polizia cantonale, per accertare la loro presenza nella villa di Lens. E ora non è scontato il rispetto del calendario dei prossimi interrogatori dei Moretti, fissati per il 26 ottobre e per il 2 dicembre. Già in primavera Jacques aveva rinviato l’appuntamento con gli inquirenti presentando un certificato medico per uno “stato depressivo”. Ma per Romain Jordan, legale di molte famiglie delle vittime e rappresentante del Governo italiano nell’inchiesta svizzera, «questo arresto non avrà conseguenze rilevanti sull’inchiesta. Il procedimento è separato e nulla giustifica di attendere o rallentare il ritmo sostenuto delle procuratrici». Ora si attende di capire se il pool difensivo della famiglia Moretti confermerà la sua granitica strategia unitaria. Domenica una nota congiunta dei legali di Jessica e Jacques invocava il rispetto della loro vita privata. Il testo «suscita profondi interrogativi, poiché non ho mai visto una vittima di violenze, che tra l’altro ha comportato un ricovero ospedaliero, rilasciare una dichiarazione con l’autore di tali violenze», dice Garen Ucari, avvocato di alcune famiglie.

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