«È un’ingiustizia, voglio rivedere mio figlio». È l’appello di una madre cagliaritana che da tempo si batte per poter riabbracciare il suo bambino. Il figlio vive in Spagna ormai da due anni con il padre spagnolo, che però le starebbe impedendo sia di vederlo sia di sentirlo.
«Purtroppo sono già passati due anni dall’ultima volta che ho visto mio figlio», racconta ancora la donna (il giornale non pubblica il suo nome per tutelare il minore coinvolto), «mentre da quasi un anno non posso più nemmeno parlarci al telefono. Il mio ex compagno e i suoi genitori mi hanno bloccata ovunque, non ho più modo di avere sue notizie. Non so nemmeno come sta in questo momento».
La storia
La vicenda è molto delicata, oltre che complessa, anche perché coinvolge contemporaneamente la giustizia italiana e quella spagnola. Il figlio della coppia è nato in Spagna, quando entrambi vivevano ancora insieme lì. Successivamente la donna ha deciso di interrompere la relazione con il compagno per tornare a vivere in Sardegna, nell’hinterland cagliaritano, insieme al figlio.
I risvolti
«Da accordi presi», spiega la cagliaritana, «avrebbe dovuto stare con me nell’Isola. Il padre lo avrebbe potuto vedere in alcuni e determinati periodi dell’anno. E nell’estate del 2024, infatti, lo avevo accompagnato nuovamente da lui in Spagna per le vacanze estive. Da allora però non è più tornato indietro perché il mio ex compagno non ha rispettato i patti. Mi ha avvisata con un semplice messaggio, dicendomi che sarebbe rimasto con lui perché gli aveva detto che si trovava bene lì».
Sarebbero stati poi inutili i tentativi della madre di andare a riprenderlo: «Sono tornata in Spagna più volte», dice, «ma il padre mi ha sempre impedito anche solo di vederlo».
«È un’ingiustizia»
Il caso si è spostato inevitabilmente in tribunale. «Ho denunciato subito l’accaduto sia in Sardegna sia in Spagna. La giustizia spagnola però ha deciso che mio figlio ormai dovesse continuare a vivere lì insieme al padre», racconta ancora la donna.
«Nei mesi successivi al suo mancato ritorno in Sardegna mi è stato sempre negato di vederlo. Ho potuto parlare con lui solamente in videochiamata», prosegue, «finché, circa un anno fa, il padre ha deciso di bloccarmi. Hanno fatto lo stesso i suoi genitori, ovvero i nonni di mio figlio, e ora io non ho alcun modo di comunicare con lui né di sapere come sta. Non ho più sue notizie».
«È un’ingiustizia», ripete più volte la cagliaritana, «non pensano al bene del bambino. A me hanno tolto la possibilità di vivere due anni della vita di mio figlio, lui invece è stato privato dell’affetto materno. Quando viveva con me io non ho mai impedito al padre di vederlo o di parlarci perché era un suo diritto».
Battaglia legale
La donna, nonostante le difficoltà, non è intenzionata ad arrendersi e prosegue nella sua battaglia legale per poter riabbracciare suo figlio. «Non è facile», aggiunge, «ho cambiato anche avvocati per provare a risolvere questa situazione, ma è molto complicato».
Nelle prossime settimane è attesa una nuova udienza in Spagna che potrebbe avere degli ulteriori risvolti sulla vicenda. «L’augurio», conclude, «è di poter finalmente rivedere il mio bambino il prima possibile».
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