Sono solo bozze ma restituiscono perfettamente la portata della crisi che si prospetta per il trasporto aereo mondiale, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso a lungo: le compagnie europee sono al lavoro sui piani di emergenza delle rotte, con il taglio degli operativi, nel caso in cui dovesse materializzarsi il peggiore degli scenari, ovvero il jet fuel da centellinare.
Le misure straordinarie prevedono un mix di interventi, tra riduzione dei voli e cancellazioni mirate dei collegamenti in precise fasce orarie e in determinati giorni della settimana, soprattutto nel traffico con le isole, dove il tasso di riempimento dei velivoli non sempre è alto. Non che scatterebbe l’isolamento, soluzione che nessuno vuole, ma un allentamento delle frequenze viene messo nel conto.
Le prime tratte da sacrificare, stando ai documenti in fase di elaborazione, sarebbero quelle di metà giornata, le meno remunerative per il numero di passeggeri mai elevato. «Si tratta di voli con l’impatto minore sul diritto dei passeggeri alla mobilità», hanno spiegato al Corsera alcuni manager del settore chiedendo l’anonimato. Per contro, non verrebbero toccati i collegamenti della mattina e del tardo pomeriggio, i più richiesti dalla clientela business insieme alle tratte della prima serata». Nel mirino anche decolli e atterraggi del martedì, del mercoledì e del sabato. Vengono invece definite «intoccabili» le partenze del lunedì, del venerdì e della domenica. Potrebbero essere sacrificati pure i collegamenti dove maggiore è la concorrenza, quindi l’offerta, ciò che non garantisce sempre un’elevata vendita dei biglietti.
A comandare nell’emergenza sono i bilanci: si taglierà e si ritoccheranno gli operativi per ridurre il più possibile le perdite, cercando comunque di non mandare all’aria il patto di fiducia con gli utenti. Insomma, se davvero il jet fuel dovesse scarseggiare per il prosieguo del conflitto, si ritornerà in qualche modo a un clima da pandemia: meno collegamenti disponibili e più smart working.
A rassicurare tutti, manager e passeggeri, ci ha pensato ancora una volta Apostolos Tzitzikostas, commissario europeo ai Trasporti: «Al momento non ci sono prove sulla carenza di approvvigionamento del carburante per aerei».
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